Dal Proprio
Santi Innocenti, Martiri — Festa
Prima Lettura
Dal libro dell’Esodo (1,8-16.22)
La strage dei bambini ebrei in Egitto
In quei giorni, sorse sull’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe. E disse al suo popolo: Ecco che il popolo dei figli d’Israele è più numeroso e più forte di noi. Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese».
Perciò vennero imposti agli Ebrei dei sovrintendenti ai lavori forzati per opprimerli con i loro gravami, e così costruirono per il faraone le città-deposito, cioè Pitom e Ramses. Ma quanto più opprimevano il popolo, tanto più esso si moltiplicava e cresceva oltre misura; si cominciò a sentire come un incubo la presenza dei figli d’Israele. Per questo gli Egiziani fecero lavorare i figli d’Israele trattandoli duramente. Resero loro amara la vita costringendoli a fabbricare mattoni di argilla e con ogni sorta di lavoro nei campi: e a tutti questi lavori li obbligarono con durezza.
Il re d’Egitto disse alle levatrici degli Ebrei, delle quali una si chiamava Sifra e l’altra Pua: «Quando assistete al parto delle donne ebree, osservate quando il neonato è ancora tra le due sponde del sedile per il parto: se è un maschio, lo farete morire; se è una femmina, potrà vivere». Allora il faraone diede quest’ordine a tutto il suo popolo: «Ogni figlio maschio che nascerà agli Ebrei, lo getterete nel Nilo, ma lascerete vivere ogni figlia».
Responsorio
Responsorio (Cfr. Is 65,19; Ap 21,4.5)
R. Gioia per il mio popolo: *non si udranno più voci di pianto e grida di angoscia.
V. Non vi sarà più morte, né lutto, né lamento, né dolore: io faccio nuove tutte le cose:
R. non si udranno più voci di pianto e grida di angoscia.
Seconda Lettura
Dai "Discorsi" di san Quodvultdeus, vescovo (Disc. 2 sul Simbolo)
Non parlano ancora e già confessano Cristo
Il grande Re nasce piccolo bambino. I magi vengono da lontano guidati dalla stella e giungono a Betlemme, per adorare colui che giace nel presepio ma regna in cielo e sulla terra Quando i magi annunziano a Erode che è nato il Re, egli si turba e per non perdere il regno cerca di ucciderlo, mentre credendo in lui sarebbe stato sicuro in questa vita e avrebbe regnato eternamente nell’altra.
Che cosa temi, o Erode, ora che hai sentito che è nato il Re? Cristo non è venuto per detronizzarti, ma per vincere il demonio. Tu questo non lo comprendi, perciò ti turbi e infierisci; anzi, per togliere di mezzo quel solo che cerchi, diventi crudele facendo morire tanti bambini.
Le madri che piangono non ti fanno tornare sui tuoi passi, non ti commuove il lamento dei padri per l’uccisione dei loro figli, non ti arresta il gemito straziante dei bambini. La paura che ti serra il cuore ti spinge a uccidere i bambini e, mentre cerchi di uccidere la Vita stessa, pensi di poter vivere a lungo, se riuscirai a condurre a termine ciò che brami. Ma egli, fonte della grazia, piccolo e grande nello stesso tempo, pur giacendo nel presepio, fa tremare il tuo trono; si serve di te che non conosci i suoi disegni e libera le anime dalla schiavitù del demonio. Ha accolto i figli dei nemici e li ha fatti suoi figli adottivi.
I bambini, senza saperlo, muoiono per Cristo, mentre i genitori piangono i martiri che muoiono. Cristo rende suoi testimoni quelli che non parlano ancora. Colui che era venuto per regnare, regna in questo modo. Il liberatore incomincia già a liberare e il salvatore concede già la sua salvezza.
Ma tu, o Erode, che tutto questo non sai, ti turbi e incrudelisci e mentre macchini ai danni di questo bambino, senza saperlo, già gli rendi omaggio.
O meraviglioso dono della grazia! Quali meriti hanno avuto questi bambini per vincere in questo modo? Non parlano ancora e già confessano Cristo! Non sono ancora capaci di affrontare la lotta perché non muovono ancora le membra, e tuttavia già portano trionfanti la palma della vittoria.
Responsorio
Responsorio (Cfr. Ap 4,10; 7,l)
R. Prostràti, adorarono Colui che vive nei secoli dei secoli, *deponendo le loro corone davanti al trono del Signore.
V. S’inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono, e lodarono colui che vive nei secoli dei secoli,
R. deponendo le loro corone davanti al trono del Signore.
Seconda Lettura (oppure)
Dalle "Lettere" di san Cipriano, vescovo (58,6-7)
L’età inabile alla battaglia fu pronta per la corona
La nascita di Cristo fu subito seguita dal martirio dei bambini, uccisi a causa di lui nei primi due anni di vita. L’età inabile alla battaglia fu pronta per la corona.
L’infanzia innocente fu uccisa, perché apparisse chiara l’innocenza di coloro che subiscono la morte a causa di Cristo. Fu dimostrato che nessuno è immune dal pericolo della persecuzione, se anche quei bambini subiscono il martirio.
Quale grave colpa sarebbe per un cristiano, servo di Cristo, non voler patire quando per primo ha patito il Signore, e il non voler noi soffrire per i peccati nostri, quando Colui che non aveva peccato alcuno ha sofferto per noi. Il Figlio di Dio ha affrontato la passione per fare anche di noi i figli di Dio, e il figlio dell’uomo non vuole patire, e con ciò rinuncia a essere figlio di Dio! Se abbiamo a soffrire perché il mondo ci odia, Cristo subì per primo l’odio del mondo; se dobbiamo sopportare le derisioni o la fuga o i tormenti, il Creatore e Signore del mondo ne ha sopportati di più gravi, e ci ammonisce: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,18-20).
Il Signore Dio nostro, quello che ha insegnato l’ha anche fatto, perché non possa avere scusa il discepolo che impara e non fa.
Nessuno di voi, fratelli amatissimi, sia spaventato dal timore di una persecuzione futura o dalla venuta dell’Anticristo che sta per apparire; non sia spaventato in modo tale da non essere trovato già bene armato e preparato a tutto dalle esortazioni del vangelo e dai precetti e ammonimenti che scendono dall’alto.
Viene sì l’Anticristo, ma sopravviene il Cristo. Il nemico infierisce con ogni crudeltà, ma subito viene il Signore a vendicare le nostre sofferenze e le nostre ferite.
L’avversario s’adira e minaccia ma c’è Chi può liberare dalle sue mani. Noi dobbiamo temere Colui all’ira del quale nessuno può sfuggire: egli stesso ce ne avverte anticipatamente: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima» (Mt 10,28).
Responsorio
Responsorio (Sap 4,14.15; Rm 8,28)
R. Li tolse in fretta da un ambiente malvagio; *infatti la grazia e la misericordia di Dio sono per i suoi eletti e la protezione per i suoi santi.
V. Tutto concorre al bene di coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno;
R. infatti la grazia e la misericordia di Dio sono per i suoi eletti e la protezione per i suoi santi.
Vangelo
Dal vangelo secondo Matteo (2,13-18)
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».
Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio.
Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi.
Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più.
Terza Lettura
Dai "Discorsi" di san Beda il Venerabile, sacerdote (1,10)
Stanno davanti all’Agnello e contemplano la sua gloria
Fratelli carissimi, la lettura del vangelo sulla preziosa morte degli Innocenti, martiri di Cristo, è per noi sacra, e richiama alla nostra mente la morte gloriosa di tutti i martiri. Che gl’Innocenti siano stati uccisi da bambini ha per noi un significato: alla gloria del martirio si giunge attraverso l’umiltà e non può dare la vita per Cristo se non il convertito che sia diventato come un bambino.
Per questo, fratelli carissimi, è necessario che nella festività di oggi, venerando le primizie dei martiri, riflettiamo attentamente sulla festa eterna che di tutti i martiri si fa in cielo; seguendo per quanto possiamo le loro orme, cerchiamo di partecipare anche noi al loro gaudio. L’Apostolo ci assicura che come siamo partecipi nelle loro sofferenze così lo saremo anche della loro consolazione.
E non deploriamo la loro morte, ma piuttosto rallegriamoci, perché hanno ricevuto la palma meritata. Quando ognuno di loro morì fra i tormenti, Rachele, cioè la Madre Chiesa, lo accompagnò con lutto e lacrime; ma la Gerusalemme celeste, che è madre di tutti noi, con segni di gioia accolse subito quegli espulsi dalla terra, e li introdusse nella gloria del loro Signore, perché ricevessero da lui la corona. Per questo Giovanni dice che «stavano davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani» (Ap 7,9). Ora stanno in piedi davanti al trono di Dio cinti delle loro corone, essi che dapprima giacquero, schiacciati dalla sofferenza, davanti al seggio dei giudici terreni. Stanno alla presenza dell’Agnello e non potranno mai essere esclusi per alcun motivo dalla contemplazione della sua gloria, come quaggiù neppure i supplizi potevano distoglierli dall’amore per lui.
Splendono nelle bianche vesti, portano in mano le palme in premio delle loro opere, e ricevono glorificati dalla risurrezione i loro corpi, che per amore del Signore hanno lasciato bruciare dal fuoco, dilaniare dalle belve, distruggere dai flagelli, gettare nei burroni, scarnificare dalle unghie di ferro, uccidere con ogni sorta di pene.
«E gridavano a gran voce: La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello» (Ap 7,10). Esaltano a gran voce la salvezza di Dio e con vivo rendimento di grazie riconoscono di aver superato le vessazioni dei loro nemici non per forza propria, ma per il divino aiuto. «Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello» (Ap 7,14). I martiri hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello quando le loro membra parvero agli occhi degli stolti imbrattate dal sangue delle loro ferite, mentre essi le purificavano da ogni macchia versando il sangue per Cristo, e le resero degne della beata luce dell’immortalità perché già le avevano lavate nel sangue dell’Agnello. «Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario» (Ap 7,15).
Non è servizio faticoso, ma piacevole e desiderabile lo stare alla presenza di Dio e lodarlo ininterrottamente: qui l’espressione «giorno e notte» non significa propriamente la successione del tempo, ma indica simbolicamente la perpetuità. «Non vi sarà più notte» (Ap 21,25) negli atri di Cristo, ma un giorno unico, più felice che mille altrove, giorno nel quale Rachele non piangerà più i suoi figli perché «Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi» (Ap 7,17); e darà «voci di giubilo e di vittoria nelle loro tende» (Sal 117,15), Colui che vive e regna col Padre nell’unità dello Spirito Santo per i secoli eterni. Amen.
Responsorio
Responsorio (Ap 3,4; 1,14)
R. Non hanno macchiato le loro vesti; *essi mi scorteranno in vesti bianche, perché ne sono degni.
V. Hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello:
R. essi mi scorteranno in vesti bianche, perché ne sono degni.
Orazione
Signore nostro Dio, che oggi nei santi Innocenti sei stato glorificato non a parole, ma col sangue, concedi anche a noi di esprimere nella vita la fede che professiamo con le labbra. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Silenzio per la preghiera
Scegli quanti minuti di silenzio dedicare alla preghiera: al termine un sibilo ti richiama.
00:00
Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe
Dal MartirologioFesta della Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, esempio santissimo per le famiglie cristiane che ne invocano il necessario aiuto.
Altri Santi
Santi Innocenti martiri
Festa dei santi Innocenti martiri, i bambini che a Betlemme di Giuda furono uccisi dall’empio re Erode, perché insieme ad essi morisse il bambino Gesù che i Magi avevano adorato, onorati come martiri fin dai primi secoli e primizia di tutti coloro che avrebbero versato il loro sangue per Dio e per l’Agnello.
San Teone, vescovo
Ad Alessandria d’Egitto, san Teone, vescovo, che fu maestro e predecessore di san Pietro martire.
Beata Mattia Nazzareni, badessa
A Matelica nelle Marche, beata Mattia Nazzareni, badessa dell’Ordine delle Clarisse.
Sant’Antonio, monaco
Commemorazione di sant’Antonio, monaco, che, uomo illustre per garbo e preparazione, dopo aver condotto vita solitaria, si ritirò ormai vecchio nel monastero di Lérins in Provenza, dove si addormentò piamente nel Signore.
Morte di san Francesco di Sales, vescovo
A Lione in Francia, anniversario della morte di san Francesco di Sales, vescovo di Ginevra, la cui memoria si celebra il 24 gennaio nel giorno della sua deposizione ad Annecy.
San Gaspare del Bufalo, sacerdote
A Roma, san Gaspare del Bufalo, sacerdote, che lottò strenuamente per la libertà della chiesa e, anche in carcere, non smise mai la sua opera di conversione dei peccatori alla retta via, in particolare attraverso la devozione al Preziosissimo Sangue di Cristo, in cui onore intitolò le Congregazioni dei Missionari e delle Suore da lui fondate.
Beata Caterina Volpicelli, vergine
A Napoli, beata Caterina Volpicelli, vergine, che, tutta dedita all’assistenza dei poveri e dei malati, fondò l’Istituto delle Ancelle del Sacro Cuore, in cui cercò di fare sempre esprimere la carità cristiana in attività adeguate alle esigenze della società contemporanea.
Beato Gregorio Khomysyn, vescovo
A Kiev in Ucraina, beato Gregorio Khomysyn, vescovo di Ivano-Frankivsk e martire, che, durante la persecuzione contro la fede, meritò di sedere al banchetto celeste dell’Agnello.