Sabato 2026-12-26 Rosso

Omelia
B I Natale Festa Rosso Santo Stefano, protomartire Santi
Dal Proprio
Santo Stefano, primo martire — Festa
Prima Lettura (I/II)
Dagli Atti degli Apostoli (6,8–7,2a.44-59) Il martirio di Stefano Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo. Sorsero allora alcuni della sinagoga detta dei «liberti» comprendente anche i Cirenei, gli Alessandrini e altri della Cilicia e dell’Asia, a disputare con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava. Perciò sobillarono alcuni che dissero: «Lo abbiamo udito pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi; gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio. Presentarono quindi dei falsi testimoni, che dissero: «Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo e sovvertirà i costumi tramandatici da Mosè». E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo. Gli disse allora il sommo sacerdote: «Queste cose stanno proprio così?». Ed egli rispose: «Fratelli e padri, ascoltate: I nostri padri avevano nel deserto la tenda della testimonianza, come aveva ordinato colui che disse a Mosè di costruirla secondo il modello che aveva visto (Es 25,40). E dopo averla ricevuta, i nostri padri con Giosuè se la portarono con sé nella conquista dei popoli (Gs 3,14-17) che Dio scacciò davanti a loro, fino ai tempi di Davide. Questi trovò grazia innanzi a Dio e domandò di poter trovare una dimora per il Dio di Giacobbe (Sal 131,5; 1Re 8,17); Salomone poi gli edificò una casa (2Sam 7,13; 1Re 6,2). Ma l’Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo, come dice il Profeta: Il cielo è il mio trono e la terra sgabello per i miei piedi. Quale casa potrete edificarmi, dice il Signore, o quale sarà il luogo del mio riposo? Non forse la mia mano ha creato tutte queste cose? (Is 66,1-2). O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo (cfr. Es 32,9; Is 63,10; Mt 23,34; 2Cor 30,7; 36,14); come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la legge per mano degli angeli e non l’avete osservata». All’udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui. Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra e disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò forte: «Signore, non imputar loro questo peccato». Detto questo morì.
Responsorio
Responsorio R. Stefano, servo di Dio, lapidato dai Giudei, vide i cieli aperti, e vi entrò: *beato l’uomo a cui il cielo si schiude. V. Lo travolgeva una tempesta di sassi, ma dal cielo splendeva per lui la gloria di Dio: R. beato l’uomo a cui il cielo si schiude.
Seconda Lettura (I/II)
Dai “Discorsi” di san Fulgenzio di Ruspe, vescovo (Disc. 3,1-3.5-6) Le armi della carità Ieri abbiamo celebrato la nascita nel tempo del nostro Re eterno, oggi celebriamo la passione trionfale del soldato. Ieri infatti il nostro Re, rivestito della nostra carne e uscendo dal seno della Vergine, si è degnato di visitare il mondo; oggi il soldato uscendo dalla tenda del corpo, è entrato trionfante nel cielo. Il nostro Re, l’Altissimo, venne per noi umile, ma non poté venire a mani vuote; infatti portò un grande dono ai suoi soldati, con cui non solo li arricchì abbondantemente, ma nello stesso tempo li rinvigorì perché combattessero con forza invitta. Portò il dono della carità, che conduce gli uomini alla comunione con Dio. Quel che ha portato, lo ha distribuito, senza subire menomazioni; arricchì invece mirabilmente la miseria dei suoi fedeli, ed egli rimase pieno di tesori inesauribili. La carità dunque che fece scendere Cristo dal cielo sulla terra, innalzò Stefano dalla terra al cielo. La carità che fu prima nel Re, rifulse poi nel soldato. Stefano quindi, per meritare la corona che il suo nome significa, aveva per armi la carità e con essa vinceva ovunque. Per mezzo della carità non cedette ai Giudei che infierivano contro di lui; per la carità verso il prossimo pregò per quanti lo lapidavano. Con la carità confutava gli erranti perché si ravvedessero; con la carità pregava per i lapidatori perché non fossero puniti. Sostenuto dalla forza della carità vinse Saulo che infieriva crudelmente, e meritò di avere compagno in cielo colui che ebbe in terra persecutore. La stessa carità santa e instancabile desiderava di conquistare con la preghiera coloro che non poté convertire con le parole. Ed ecco che ora Paolo è felice con Stefano, con Stefano gode della gloria di Cristo, con Stefano esulta, con Stefano regna. Dove Stefano, ucciso dalle pietre di Paolo, lo ha preceduto, là Paolo lo ha seguito per le preghiere di Stefano. Quanto è verace quella vita, fratelli, dove Paolo non resta confuso per l’uccisione di Stefano, ma Stefano si rallegra della compagnia di Paolo, perché la carità esulta in tutt’e due. Sì, la carità di Stefano ha superato la crudeltà dei Giudei, la carità di Paolo ha coperto la moltitudine dei peccati, per la carità entrambi hanno meritato di possedere insieme il regno dei cieli. La carità dunque è la sorgente e l’origine di tutti i beni, ottima difesa, via che conduce al cielo. Colui che cammina nella carità non può errare, né aver timore. Essa guida, essa protegge, essa fa arrivare al termine. Perciò, fratelli, poiché Cristo ci ha dato la scala della carità per mezzo della quale ogni cristiano può giungere al cielo, conservate vigorosamente integra la carità, dimostratevela a vicenda e crescete continuamente in essa.
Responsorio
Responsorio R. Ieri il Signore Gesù è nato in questo mondo, perché oggi Stefano nascesse alla vita del cielo; è venuto sulla terra, *perché Stefano entrasse con lui nella gloria. V. Il nostro Re, vestito di carne umana, è uscito dal grembo della Vergine, ed è venuto nel mondo, R. perché Stefano entrasse con lui nella gloria.
Seconda Lettura (I/II) (oppure)
Dai “Discorsi” di san Gregorio di Nissa, vescovo (23,4) Stefano, pieno di fede e di fortezza Cristo è venuto per la salvezza del mondo, e subito comparvero i frutti nella Chiesa. Rifulse il Cristo, testimone della verità, e subito splendettero i testimoni della nuova economia di grazia. I discepoli seguirono il Maestro camminando sulle orme di lui, portatori di Cristo, dietro a Cristo, luminari della terra dietro al Sole di giustizia; e per primo fiorì Stefano, la «corona» non intessuta di sterili spine, ma primo frutto offerto a Dio dalla fertilità della Chiesa. Gli operai della verità evangelica offrirono al Signore un primo segno di totale dedizione religiosa, la primizia della loro coltivazione del campo di Dio, Stefano, uomo santo; l’offrirono come una corona intrecciata di molte e differenti virtù. A quest’uomo ammirevole fu affidata dapprima la cura delle vedove, perché secondo il giudizio e la scelta che di lui fecero gli Apostoli, e per la sua saggezza spirituale, era stato trovato come un uomo fedele, pieno di Spirito Santo. E veramente aveva dato esempio di così vivo fervore e coraggio nel difendere e far conoscere il vangelo, che la sua predicazione era accompagnata da grandi miracoli della potenza divina. «Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e miracoli» (At 6,8). Egli non pensò che l’assistenza alle vedove potesse essergli d’impedimento, ma pur avendo accettato volenterosamente quest’onere, non desistette mai dal ministero della parola; e proprio questo destava intorno a lui grande ammirazione: il vedere la generosità d’animo tutta singolare che lo muoveva ad assumersi tante fatiche. Aveva cura delle vedove e si dava tutto alla conquista delle anime; nutriva quelle procurando loro il pane e istruiva queste attraverso i suoi discorsi; per quelle provvedeva alla mensa materiale, a queste donava il nutrimento spirituale. Era un uomo intemerato e pieno di Spirito Santo; con la bontà dell’animo adempiva l’incarico di nutrire i poveri, e con la libertà della parola e la forza dello Spirito Santo chiudeva la bocca ai nemici della verità.
Responsorio
Responsorio (At 6,9.10.12) R. Sorsero alcuni della sinagoga a disputare con Stefano, *ma non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava. V. E così sollevarono il popolo, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio. R. Ma non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava.
Vangelo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato.
Terza Lettura
Dai “Discorsi” di san Gregorio di Nissa, vescovo (27,9) Beati i perseguitati per causa mia «Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,10). Ecco il fine e l’effetto delle battaglie combattute per Dio, dei pericoli incontrati per amor suo, la ricompensa delle fatiche, il premio di tanti sudori: così gli atleti di Dio ottengono il regno dei cieli. Ma il Signore, che conosce la fragilità umana, preannunzia ai più deboli l’esito finale della lotta faticosa, perché la speranza del regno eterno renda più facile la loro vittoria sul timore delle avversità che devono affrontare nel tempo. Per questo l’eroico Stefano gode delle pietre che gli piovono da ogni parte; accoglie con desiderio, come gradevole rugiada, i colpi che gli arrivano fitti come fiocchi di neve, e risponde agli scellerati omicidi benedicendo e pregando che non sia loro imputato tale delitto. Egli aveva udito la promessa divina e vedeva che la sua speranza era in pieno accordo con l’apparizione di cui godeva. Aveva udito che i perseguitati per la fede sarebbero stati accolti nel regno dei cieli, e mentre subiva il martirio vide ciò che sperava. L’oggetto della sua speranza gli si mostra mentre a causa della professione di fede è in corsa per raggiungerlo: è il cielo aperto, la gloria divina dal cielo spettatrice della lotta del suo corridore, è il Cristo stesso che assiste alla prova dell’atleta. Lui che presiede all’agone ritto in piedi, sta a significare simbolicamente l’aiuto che dà al lottatore, per insegnarci che è lui stesso presente in favore dei suoi perseguitati, contro i loro persecutori. E perciò quale gioia più grande per chi soffre persecuzione a causa del Signore, che il poter avere come aiuto nella lotta quegli stesso che alla lotta presiede? «Beati i perseguitati per causa mia» (Mt 5,11). La nostra vita ha bisogno di un «dove» su cui fissarsi; se non vi sarà qualcosa che ci spinga fuori, al di là della terra, resteremo sempre della terra: se invece ci lasceremo attrarre dal cielo, saremo trasportati lassù. Vedi dove conduce la beatitudine che, attraverso eventi apparentemente tristi e dolorosi, ti porta ad acquistare un bene tanto grande? Anche l’Apostolo l’aveva notato: «Ogni correzione, sul momento, non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo però arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati» (Eb 12,11); perciò l’afflizione è il fiore dei frutti sperati. Per amore del frutto cogliamo anche il fiore! Muoviamoci e corriamo, ma non corriamo invano: la nostra corsa sia diretta al premio della nostra vocazione celeste. Corriamo in modo da ottenerlo! Non affliggiamoci perciò quando siamo combattuti e subiamo persecuzione; piuttosto rallegriamoci, perché quando veniamo privati delle cose che sono stimate sulla terra, siamo chiamati ai beni del cielo, secondo la parola di Colui che ha promesso la beatitudine a quanti per causa sua saranno afflitti e perseguitati: di questi è il regno dei cieli, per la grazia del Signore nostro Gesù Cristo, al quale sia gloria e supremo potere nei secoli senza fine. Amen
Responsorio
Responsorio (Cfr. At 7,59.60) R. Mentre lo lapidavano, il beato Stefano pregava e diceva: *Signore Gesù, accogli il mio spirito. V. Poi piegò le ginocchia e gridò forte: Signore, non imputarloro questo peccato. R. Signore Gesù, accogli il mio spirito.
Orazione
Donaci, o Padre, di esprimere con la vita il mistero che celebriamo nel giorno natalizio di santo Stefano primo martire, e insegnaci ad amare anche i nostri nemici sull’esempio di lui che morendo pregò per i suoi persecutori. Per il nostro Signore.
Silenzio per la preghiera

Scegli quanti minuti di silenzio dedicare alla preghiera: al termine un sibilo ti richiama.

Santo Stefano, protomartire

Santo Stefano, protomartire

Dal Martirologio
Festa di santo Stefano, protomartire, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, che, primo dei sette diaconi scelti dagli Apostoli come loro collaboratori nel ministero, fu anche il primo tra i discepoli del Signore a versare il suo sangue a Gerusalemme, dove, lapidato mentre pregava per i suoi persecutori, rese la sua testimonianza di fede in Cristo Gesù, affermando di vederlo seduto nella gloria alla destra del Padre.
Altri Santi
San Dionigi, papa
A Roma nel cimitero di Callisto sulla via Appia, san Dionigi, papa, che, colmo di ogni virtù, dopo la persecuzione dell’imperatore Valeriano, consolò con le sue lettere e la sua presenza i fratelli afflitti, riscattò i prigionieri dai supplizi e insegnò i fondamenti della fede a coloro che li ignoravano.
San Zenone, vescovo
Commemorazione di san Zenone, vescovo di Maiuma in Palestina, che edificò una basilica per i santi martiri Eusebio, Nestabio e Zenone, suoi cugini, e fino al termine della sua vita esercitò il mestiere di tessitore per procurarsi il vitto e dare aiuto ai poveri.
San Zosimo, papa
A Roma sulla via Tiburtina presso San Lorenzo, deposizione di san Zosimo, papa.
Sant’Eutimio, vescovo e martire
A Sardi in Lidia, nell’odierna Turchia, sant’Eutimio, vescovo e martire, che, condannato all’esilio dall’imperatore iconoclasta Michele per il culto delle sacre immagini, consumò, infine, il suo martirio sotto l’impero di Teofilo, crudelmente fustigato con nervi di bue.
Santa Vincenza Maria López Vicuña, vergine
A Madrid in Spagna, santa Vincenza Maria López Vicuña, vergine, che fondò e diffuse l’Istituto delle Figlie di Maria Immacolata per offrire aiuto spirituale e materiale alle ragazze separate dalle famiglie e impiegate come domestiche.
Beate Agnese Phila, Lucia Khambang e compagne martiri
Nel villaggio di Song-Khon in Thailandia, beate martiri Agnese Phila e Lucia Khambang, vergini delle Suore Amanti della Croce, e Agata Phutta, Cecilia Butsi, Viviana Hampai e Maria Phon, fucilate nel cimitero locale per essersi rifiutate di rinnegare la fede cristiana.
Beato Secondo Pollo, sacerdote
In località Dragali in Montenegro, beato Secondo Pollo, sacerdote di Vercelli, che, cappellano militare durante la seconda guerra mondiale, fu gravemente ferito mentre prestava soccorso ad un soldato moribondo e poco dopo, ormai esangue, rese lo spirito a Dio.