Domenica 2026-11-22 Bianco

Omelia
A II XXXIV Ordinario II Salterio Solennità Bianco Santa Cecilia, vergine e martire Santi
Dal Biennale
XXXIV · Ordinario · Domenica · Ciclo II
Prima Lettura
Dal libro del profeta Daniele (7,1-27) La visione del Figlio dell’uomo Nel primo anno di Baldassàr re di Babilonia, Daniele, mentre era a letto, ebbe un sogno e visioni nella sua mente. Egli scrisse il sogno e ne fece la relazione che dice: Io, Daniele, guardavo nella mia visione notturna ed ecco, i quattro venti del cielo si abbattevano impetuosamente sul Mar Mediterraneo e quattro grandi bestie, differenti l’una dall’altra, salivano dal mare. La prima era simile a un leone e aveva ali di aquila. Mentre io stavo guardando, le furono tolte le ali e fu sollevata da terra e fatta stare su due piedi come un uomo e le fu dato un cuore d’uomo. Poi ecco una seconda bestia, simile a un orso, la quale stava alzata da un lato e aveva tre costole in bocca, fra i denti, e le fu detto: «Su, divora molta carne». Mentre stavo guardando, eccone un’altra simile a un leopardo, la quale aveva quattro ali d’uccello sul dorso; quella bestia aveva quattro teste e le fu dato il dominio. Stavo ancora guardando nelle visioni notturne ed ecco una quarta bestia, spaventosa, terribile, d’una forza eccezionale, con denti di ferro; divorava, stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava: era diversa da tutte le altre bestie precedenti e aveva dieci corna. Stavo osservando queste corna, quand’ecco spuntare in mezzo a quelle un altro corno più piccolo, davanti al quale tre delle prime corna furono divelte: vidi che quel corno aveva occhi simili a quelli di un uomo e una bocca che parlava con alterigia. Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati i troni e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente. Un fiume di fuoco scendeva dinanzi a lui, mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano. La corte sedette e i libri furono aperti. Continuai a guardare a causa delle parole superbe che quel corno proferiva, e vidi che la bestia fu uccisa e il suo corpo distrutto e gettato a bruciare sul fuoco. Alle altre bestie fu tolto il potere e la durata della loro vita fu fissata fino a un termine stabilito. Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile a un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto. Io, Daniele, mi sentii venir meno le forze, tanto le visioni della mia mente mi avevano turbato; mi accostai a uno dei vicini e gli domandai il vero significato di tutte queste cose ed egli me ne diede questa spiegazione: «Le quattro grandi bestie rappresentano quattro re che sorgeranno dalla terra; ma i santi dell’Altissimo riceveranno il regno e lo possederanno per secoli e secoli». Volli poi sapere la verità intorno alla quarta bestia, che era diversa da tutte le altre e molto terribile, che aveva denti di ferro e artigli di bronzo, che mangiava e stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava; intorno alle dieci corna che aveva sulla testa e intorno a quell’ultimo corno che era spuntato e davanti al quale erano cadute tre corna e del perché quel corno aveva occhi e una bocca che parlava con alterigia e appariva maggiore delle altre corna. Io intanto stavo guardando e quel corno muoveva guerra ai santi e li vinceva, finché venne il vegliardo e fu resa giustizia ai santi dell’Altissimo e giunse il tempo in cui i santi dovevano possedere il regno. Egli dunque mi disse: «La quarta bestia significa che ci sarà sulla terra un quarto regno diverso da tutti gli altri e divorerà tutta la terra, la stritolerà e la calpesterà. Le dieci corna significano che dieci re sorgeranno da quel regno e dopo di loro ne seguirà un altro, diverso dai precedenti: abbatterà tre re e proferirà insulti contro l’Altissimo e distruggerà i santi dell’Altissimo; penserà di mutare i tempi e la legge; i santi gli saranno dati in mano per un tempo, più tempi e la metà di un tempo. Si terrà poi giudizio e gli sarà tolto il potere, quindi verrà sterminato e distrutto completamente. Allora il regno, il potere e la grandezza di tutti i regni che sono sotto il cielo saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo, il cui regno sarà eterno e tutti gli imperi lo serviranno e obbediranno».
Responsorio
Responsorio (Cfr. Mc 13,26-27; Sal 97,9) R. Vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza egloria. Egli manderà i suoi angeli. *Riunirà gli eletti dai quattroventi, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. V. Giudicherà il mondo con giustizia e i popoli con rettitudine. R. Riunirà gli eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra finoall’estremità del cielo. oppure: Responsorio (Cfr. 1Cr 29,11.12; 2Mac 1,24) R. Tua, Signore, è la potenza, tuo è il regno, *tu domini su tutti ipopoli; concedi, Signore, la pace ai nostri giorni. V. Creatore di tutto, Dio tremendo e potente, giusto e misericordioso. R. Tu domini su tutti i popoli; concedi, Signore, la pace ai nostrigiorni.
Prima Lettura (oppure)
Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni, apostolo (1,4-6.10.12-18; 2,26-28; 3,5.12.20-21) Visione del Figlio dell’uomo nella sua potenza Grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba. Ora, come mi voltai per vedere chi fosse Colui che mi parlava, vidi sette candelabri d’oro e in mezzo ai candelabri c’era uno simile a figlio di uomo, con un abito lungo fino ai piedi (Dn 7,13; 10,16) e cinto al petto con una fascia d’oro (Dn 10,15). I capelli della testa erano candidi, simili a lana candida, come neve (Dn 7,9). Aveva gli occhi fiammeggianti come fuoco, i piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente (Dn 10,6; Ez 1,7.13), purificato nel crogiuolo. La voce era simile al fragore di grandi acque (Ez 43,2). Nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio e il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza. Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la destra, mi disse: Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi. Al vincitore che persevera sino alla fine nelle mie opere, darò autorità sopra le nazioni (Ap 3,12); le pascolerà con bastone di ferro e le frantumerà come vasi di terracotta (Sal 2,9), con la stessa autorità che a me fu data dal Padre mio e darò a lui la stella del mattino. Non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma lo riconoscerò davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli. Il vincitore lo porrò come una colonna nel tempio del mio Dio e non ne uscirà mai più. Inciderò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme che discende dal cielo, da presso il mio Dio, insieme con il mio nome nuovo. Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono
Responsorio
Responsorio (Cfr. Mc 13,26-27; Sal 97,9) R. Vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza egloria. Egli manderà i suoi angeli. *Riunirà gli eletti dai quattroventi, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. V. Giudicherà il mondo con giustizia e i popoli con rettitudine. R. Riunirà gli eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra finoall’estremità del cielo.
Seconda Lettura
Dal trattato “Sulla preghiera” di Origene, sac (C. 25) Venga il tuo regno «Il regno di Dio», secondo la parola del nostro Signore e Salvatore, «non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui o eccolo là. Il regno di Dio è in mezzo a voi» (Lc 17,21), poiché assai vicina è la sua parola, sulla nostra bocca e nel nostro cuore (cfr. Rm 10,8). Perciò, senza dubbio, chi prega che venga il regno di Dio, prega in realtà che si sviluppi, produca i suoi frutti e giunga al suo compimento quel regno di Dio che egli ha in sé. Dio regna nell’anima dei santi ed essi obbediscono alle leggi spirituali di Dio che abita in loro. Così l’anima del santo diventa proprio come una città ben governata. Nell’anima dei giusti è presente il Padre e col Padre anche Cristo, secondo quell’affermazione «Verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23). Ma questo regno di Dio, che è in noi, col nostro instancabile procedere giungerà al suo compimento, quando si avvererà ciò che afferma l’Apostolo del Cristo. Quando cioè egli, dopo aver sottomesso tutti i suoi nemici, consegnerà il regno a Dio Padre, perché Dio sia tutto in tutti (cfr. (1Cor 15,24.28). Perciò preghiamo senza stancarci. Facciamolo con una disposizione interiore sublimata e come divinizzata dalla presenza del Verbo. Diciamo al nostro Padre che è in cielo: «Sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno» (Mt 6,9-10). Ricordiamo che il regno di Dio non può accordarsi con il regno del peccato, come non vi è rapporto tra la giustizia e l’iniquità, né unione tra la luce e le tenebre, né intesa tra Cristo e Beliar (cfr. 2Cor 6,14-15). Se vogliamo quindi che Dio regni in noi, in nessun modo regni più il peccato nel nostro corpo mortale (cfr. Rm 6,12). Mortifichiamo le nostre membra che appartengono alla terra (cfr. Col 3,5). Facciamo frutti nello Spirito, perché Dio possa dimorare in noi come in un paradiso spirituale. Regni in noi solo Dio Padre col suo Cristo. Sia in noi Cristo assiso alla destra di quella potenza spirituale che pure noi desideriamo ricevere. Rimanga finché tutti i suoi nemici, che si trovano in noi, diventino sgabello dei suoi piedi (cfr. Sal 109,1), e così sia allontanato da noi ogni loro dominio, potere e influsso. Tutto ciò può avvenire in ognuno di noi. Allora, alla fine, l’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte» (1Cor 15,26). Allora Cristo potrà dire anche dentro di noi: «Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?» (1Cor 15,55; cfr. Os 13,14). Fin d’ora perciò il nostro «corpo corruttibile» si rivesta di santità e di «incorruttibilità»; e ciò che è mortale cacci via la morte e si ricopra dell’immortalità del Padre (cfr. 1Cor 15,54). Così regnando Dio in noi, possiamo già godere dei beni della rigenerazione e della risurrezione.
Responsorio
Responsorio (Ap 11,15; Sal 21,28-29) R. Il regno del mondo appartiene al Signore nostro e al suo Cristo: *egli regnerà nei secoli dei secoli. V. Si prostreranno davanti a lui tutte le famiglie dei popoli, poiché ilregno è del Signore: R. egli regnerà nei secoli dei secoli.
Seconda Lettura (oppure)
Dal “Commento sul vangelo di Giovanni” di san Cirillo d’Alessandria, vescovo (Lib. 2) Cristo ha umiliato se stesso entrando così per primo nel regno del Padre, per aprirci la via alla gloria regale «E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17,5). Vedi come in queste parole non chieda l’inizio della glorificazione, ma il rinnovarsi di quella che possedeva in precedenza e lo dica parlando come uomo? Chi ama Dio potrà trovare e comprendere ovunque nella Scrittura come tutto sia stato dato al Figlio a motivo dell’incarnazione; ne troverà la conferma soprattutto in quella terribile visione di Daniele, in cui il profeta dice di aver visto un vegliardo seduto sul trono e «mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano». E aggiunge: «Ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile a un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano» (Dn 7,10.13-14). Vedi come qui ci viene accuratamente delineato l’intero mistero dell’incarnazione? Contempla come il Figlio ha ricevuto il regno dal Padre. Non è la nuda preghiera di un profeta, ma l’apparire di «uno simile a un figlio di uomo». Come è anche scritto: «Apparso in forma umana, umiliò se stesso» (Fil 2,7-8), entrando così per primo nel regno del Padre, per mostrarsi a noi inizio e strada di una gloria regale. E avendo assunto una vita del tutto secondo la natura umana, per noi si è abbassato fino alla morte del suo corpo per liberarci dalla morte e dalla corruzione, data la somiglianza che ha assunto con noi, per aver in certo modo unito la sua natura alla nostra, facendoci partecipi della vita eterna: così, sebbene come Dio sia il Signore della gloria, tuttavia ha preso su di sé la nostra vergogna, per ricondurre la natura umana alla gloria del regno. Egli ha «il primato su tutte le cose» dice san Paolo (Col 1,18): è la via, la porta, la primizia di ogni nostro bene, che ci conduce dalla morte alla vita, dalla corruzione all’incorruttibilità, dalla debolezza alla forza, dalla schiavitù all’adozione di figli di Dio, da una condizione di vergogna e di ignominia alla gloria e all’onore del regno
Responsorio
Responsorio (Dn 7,13.14) R. Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire sulle nubi delcielo, uno, simile a un figlio di uomo; e giunse fino al vegliardo che gli diede potere, gloria e regno. *E tutti i popoli, nazioni e lingue loservivano. V. Il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suoregno è tale che non sarà mai distrutto. R. E tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano.
Vangelo della Messa
Siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri. Dal Vangelo secondo Matteo Mt 25,31-46 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi". Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?". E il re risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato". Anch'essi allora risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?". Allora egli risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me". Parola del Signore. Si dice il Credo.
Silenzio per la preghiera

Scegli quanti minuti di silenzio dedicare alla preghiera: al termine un sibilo ti richiama.

Antifona d'ingresso
L’Agnello immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza, forza e onore: a lui gloria e potenza nei secoli dei secoli. (Ap 5,12;1,6) Si dice il Gloria.
Colletta
Dio onnipotente ed eterno, che hai voluto ricapitolare tutte le cose in Cristo tuo Figlio, Re dell’universo, fa’ che ogni creatura, libera dalla schiavitù del peccato, ti serva e ti lodi senza fine. Per il nostro Signore Gesù Cristo. Oppure: O Padre, che hai costituito il tuo Figlio pastore e re dell’universo, donaci di riconoscerlo nel più piccolo dei fratelli, perché, quando egli verrà nella gloria ci accolga nel suo regno di risurrezione e di vita. Egli è Dio, e vive e regna con te.
Prima Lettura
Voi siete mio gregge, io giudicherò tra pecora e pecora. Dal libro del profeta Ezechièle Ez 34,11-12.15-17 Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia. A te, mio gregge, così dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri. Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Sal 22 (23) R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l'anima mia, mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. R. Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. R. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca. R. Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni. R.
Seconda Lettura
Consegnerà il regno a Dio Padre, perché Dio sia tutto in tutti. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 1Cor 15,20-26.28 Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L'ultimo nemico a essere annientato sarà la morte. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch'egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti. Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia. Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! (Mc 11,9.10) Alleluia.
Vangelo
Siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri. Dal Vangelo secondo Matteo Mt 25,31-46 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi". Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?". E il re risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato". Anch'essi allora risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?". Allora egli risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me". Parola del Signore. Si dice il Credo.
Sulle offerte
Ti offriamo, o Padre, il sacrificio di Cristo per la nostra riconciliazione, e ti preghiamo umilmente: il tuo Figlio conceda a tutti i popoli il dono dell’unità e della pace. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Antifona alla comunione
Il Signore siede re per sempre: benedirà il suo popolo con la pace. (Sal 28,10-11 Oppure: Il Figlio dell’uomo verrà nella gloria per giudicare tutti i popoli. (Cf. Mt 25,31-32)
Dopo la comunione
O Padre, che ci hai nutriti con il pane della vita immortale, fa’ che obbediamo con gioia ai comandamenti di Cristo, Re dell’universo, per vivere senza fine con lui nel regno dei cieli. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Santa Cecilia, vergine e martire

Santa Cecilia, vergine e martire

Dal Martirologio
Memoria di santa Cecilia, vergine e martire, che si tramanda abbia conseguito la sua duplice palma per amore di Cristo nel cimitero di Callisto sulla via Appia. Il suo nome è fin dall’antichità nel titolo di una chiesa di Roma a Trastevere.
Altri Santi
San Filemone di Colossi e Santa Affia
Commemorazione di san Filemone di Colossi, della cui carità per Cristo Gesù si rallegrò san Paolo Apostolo; è venerato insieme a sua moglie santa Affia.
Sant’Anania, martire
Ad Arbéla in Persia, sant’Anania, martire: fu arrestato durante la persecuzione del re Sabor II, per ordine dell’arcimago Ardisag, e per tre volte fustigato con tale crudeltà, che i carnefici, pensando fosse già morto, lo lasciarono a giacere sulla piazza, ma la notte seguente fu riportato dai fedeli in casa sua, dove rese lo spirito a Dio.
San Benigno, vescovo
A Milano, san Benigno, vescovo, che nel grande scompiglio delle invasioni amministrò la Chiesa a lui affidata con somma fermezza e pietà.
San Pragmazio, vescovo
A Autun nella Gallia lugdunense, ora in Francia, san Pragmazio, vescovo.
Beati Salvatore Lilli, Giovanni figlio di Balzi e compagni, martiri
Presso il fiume Zihun nei pressi della città di Maras in Cilicia, nel territorio dell’odierna Turchia, beati Salvatore Lilli, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori, Giovanni figlio di Balzi e altri sei compagni di origine armena, martiri, che, dopo avere ricevuto dai soldati ottomani l’ordine di rinnegare Cristo ed essersi rifiutati di tradire la loro fede, raggiunsero il regno eterno trapassati dalle lance. I loro nomi sono: beati K’adir figlio di Xodianin, Cerun figlio di K’urazi, Vardavar figlio di Dimbalac, Paolo figlio di Geremia, Davide e Teodoro figli di Davide, fratelli.
Beato Tommaso Reggio, vescovo
Nel villaggio di Triora in Liguria, beato Tommaso Reggio, vescovo di Genova, che, unendo all’austerità di vita una mirabile benignità di modi, favorì la concordia tra i cittadini e prestò con ogni mezzo assistenza ai bisognosi, dimostrandosi sempre partecipe dei problemi dell’umanità.
San Pietro Esqueda Ramírez, sacerdote e martire
Nella città di Teocaltitlán in Messico, san Pietro Esqueda Ramírez, sacerdote e martire, che, durante la persecuzione messicana, fu gettato in carcere per il suo sacerdozio e, infine, fucilato.
Beati Elia (Giuliano) Torrijo Sánchez e Bertrando (Francesco) Lahoz Moliner, religiosi
Nella città di Paterna nel territorio di Valencia in Spagna, beati Elia (Giuliano) Torrijo Sánchez e Bertrando (Francesco) Lahoz Moliner, religiosi dell’Istituto dei Frati delle Scuole Cristiane e martiri, che, avendo Cristo come modello, meritarono di conseguire durante la persecuzione religiosa il premio eterno promesso a chi ha perseverato nella fede.