Martedì 2026-11-17 Bianco

Omelia
A II XXXIII Ordinario I Salterio Memoria Bianco Santa Elisabetta d'Ungheria, religiosa Santi
Dal Biennale
XXXIII · Ordinario · Martedì · Ciclo II
Prima Lettura
Dal primo libro dei Maccabei (6,1-17) La fine di Antioco Il re Antioco percorreva le regioni settentrionali e seppe che c’era in Persia la città di Elimaide, famosa per ricchezza e argento e oro; che c’era un tempio ricchissimo, dove si trovavano armature d’oro, corazze e armi, lasciate là da Alessandro figlio di Filippo, il re macedone che aveva regnato per primo sui Greci. Allora vi si recò e cercava di impadronirsi della città e di depredarla, ma non ci riuscì, perché il suo piano fu risaputo dagli abitanti della città che si opposero a lui con le armi; egli fu messo in fuga e dovette ritirarsi con grande tristezza e tornare in Babilonia. Venne poi un messaggero in Persia ad annunziargli che erano state sconfitte le truppe inviate contro Giuda, che Lisia si era mosso con un esercito tra i più agguerriti ma era rimasto sconfitto davanti a loro; che si erano rinforzati con armi e truppe e ingente bottino, riportato dagli accampamenti che avevano distrutti; che inoltre avevano demolito l’idolo da lui innalzato sull’altare in Gerusalemme, che avevano circondato con mura alte come prima il santuario e anche Bet-Zur, che era una sua città. Il re, sentendo queste notizie, rimase sbigottito e scosso terribilmente; si mise a letto e cadde ammalato per la tristezza, perché non era avvenuto secondo i suoi desideri. Rimase così molti giorni, perché si rinnovava in lui una forte depressione e credeva di morire. Chiamò tutti i suoi amici e disse loro: «Se ne va il sonno dai miei occhi e ho l’animo oppresso dai dispiaceri; ho pensato: in quale tribolazione sono giunto, in quale terribile agitazione sono caduto io che ero così fortunato e benvoluto sul mio trono! Ora mi ricordo del male che ho fatto in Gerusalemme, portando via tutti gli arredi d’oro e d’argento che c’erano e mandando a sopprimere gli abitanti di Giuda senza ragione. Riconosco che a causa di tali cose mi colpiscono questi mali: ed ecco muoio nella più nera tristezza in paese straniero». Poi chiamò Filippo, uno dei suoi amici, lo costituì reggente su tutto il suo regno e gli diede il diadema e la veste regia e l’anello con l’incarico di guidare Antioco suo figlio e di educarlo al regno. Il re Antioco morì in quel luogo nel centoquarantanove. Lisia fu informato che il re era morto e dispose che regnasse Antioco figlio di lui, che egli aveva educato fin da piccolo, e lo chiamò Eupatore.
Responsorio
Responsorio (Lc 1,51-52; 18,14) R. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi neipensieri del loro cuore, *ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzatogli umili. V. Perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato. R. Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili.
Seconda Lettura
Dalla “Confessione teologica” di Giovanni di Fécamp, abate (Parte 2,3-4) Cristo buon Pastore intercede per noi miseri Ti ringrazio per l’incarnazione e la nascita del Figlio tuo e per la sua gloriosa Madre, mia Signora, dalla quale confido di essere molto aiutato presso la tua misericordia. Ti ringrazio per la sua passione e la sua croce, per la sua morte e la sua risurrezione, per la sua ascensione al cielo e perché ora siede con potenza alla tua destra. Ti ringrazio per tutti i suoi insegnamenti e le sue opere, perché con questi esempi ci forma e ci educa a condurre una vita santa e irreprensibile. Ti ringrazio per quella meravigliosa effusione del suo prezioso sangue da cui siamo stati redenti, e insieme per il sacro mistero salvifico del suo corpo e del suo sangue, che ogni giorno ci nutre e ci santifica nella tua santa Chiesa e ci rende partecipi dell’unica somma divinità. Ti ringrazio per la tua infinita misericordia, Signore Dio nostro, per tutta la pietà con cui ti sei degnato in modo così straordinario di venire in nostro soccorso: di noi, ormai perduti per il peccato, e salvati dallo stesso tuo Figlio nostro redentore, «il quale è stato messo a morte per i nostri peccati ed è risuscitato per la nostra giustificazione» (Rm 4,25). Egli ora vive per sempre alla tua destra intercedendo per noi miseri, come buon pastore e vero sacerdote che condivide le sofferenze del gregge fedele acquistato con il suo sangue. Insieme a te ne ha compassione, perché anch’egli è Dio, da te generato, coeterno e consustanziale a te in tutto: perciò può salvarci per sempre, perché essendo Dio è anche onnipotente. Egli stesso poi è stato costituito da te giudice dei vivi e dei morti. Tu infatti non giudichi nessuno, ma hai affidato ogni giudizio al Figlio, nel cui petto è racchiuso ogni tesoro di scienza e di sapienza, per essere un giudice e un testimone perfettamente giusto e veritiero, affinché nessuna coscienza possa sfuggire al suo sguardo. A stento il giusto si salverà al suo tremendo esame: e io, che sono così miserabile, che cosa dirò, che cosa farò quando sarò presentato al suo tribunale, io che ho trasgredito quasi tutti i suoi comandi? Ma ti prego, Dio Padre pieno di misericordia, per lo stesso giudice eterno, per colui che è la «vittima di espiazione dei nostri peccati» (1Gv 2,2), concedimi la contrizione del cuore e il dono delle lacrime, affinché pianga incessantemente, giorno e notte, le ferite della mia anima, perché questo è il tempo della misericordia e il giorno della salvezza. Le mie molte malvagità e i miei innumerevoli peccati, che ora sono nascosti, non appaiano nel giorno di quel tremendo giudizio davanti agli angeli e agli arcangeli, ai profeti e agli apostoli, ai santi e a tutti i giusti. Abbi pietà di me, Signore, abbi pietà di me, tu che dici: «Io non godo della morte dell’empio, ma che l’empio desista dalla sua condotta e viva» (Ez 33,11).
Responsorio
Responsorio (Tt 13,1.2; cfr. Dn 3,40.26.42) R. Benedetto Dio che vive in eterno egli castiga e usa misericordia, fascendere negli abissi della terra e fa risalire dalla grande perdizione. *Non c’è delusione per coloro che confidano in lui. V. Benedetto il Signore, Dio dei nostri padri, che ci tratta secondo lagrandezza della sua misericordia. R. Non c’è delusione per coloro che confidano in lui.
Dal Proprio
Santa Elisabetta di Ungheria, religiosa — Memoria
Prima Lettura
Dalla prima lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo (12,31–13,13) Più grande di tutto è la carità Fratelli, aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte. Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!
Responsorio
Responsorio R. Noi abbiamo creduto all’amore che Dio ha per noi. *Chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio in lui. V. Amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio. R. Chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio in lui.
Seconda Lettura
Dalla “Lettera” scritta da Corrado di Marburgo, direttore spirituale di santa Elisabetta (Al pontefice, anno 1232; A. Wyss, Hessisches Urkundenbuch I, Lipsia 1879, 31-35) Elisabetta conobbe e amò Cristo nei poveri Elisabetta incominciò presto a distinguersi in virtù e santità di vita. Ella aveva sempre consolato i poveri, ma da quando fece costruire un ospedale presso un suo castello, e vi raccolse malati di ogni genere, da allora si dedicò interamente alla cura dei bisognosi. Distribuiva con larghezza i doni della sua beneficenza non solo a coloro che ne facevano domanda presso il suo ospedale, ma in tutti i territori dipendenti da suo marito. Arrivò al punto di erogare in beneficenza i proventi dei quattro principati di suo marito e da vendere oggetti di valore e vesti preziose per distribuire il prezzo ai poveri. Aveva preso l’abitudine di visitare tutti i suoi malati personalmente, due volte al giorno, al mattino e alla sera. Si prese cura diretta dei più ripugnanti. Nutrì alcuni, ad altri procurò un letto, altri portò sulle proprie spalle, prodigandosi sempre in ogni attività di bene, senza mettersi tuttavia per questo in contrasto con suo marito. Dopo la morte di lui, tendendo alla più alta perfezione, mi domandò con molte lacrime che le permettessi di chiedere l’elemosina di porta in porta. Un Venerdì Santo, quando gli altari sono spogli, poste le mani sull’altare in una cappella del suo castello, dove aveva accolto i Frati Minori, alla presenza di alcuni intimi, rinunziò alla propria volontà, a tutte le vanità del mondo e a tutto quello che nel vangelo il Salvatore ha consigliato di lasciare. Fatto questo, temendo di poter essere riassorbita dal rumore del mondo e dalla gloria umana, se rimaneva nei luoghi in cui era vissuta insieme al marito e in cui era tanto ben voluta e stimata, volle seguirmi a Marburgo, sebbene io non volessi. Quivi costruì un ospedale ove raccolse i malati e gli invalidi e servì alla propria mensa i più miserabili e i più derelitti. Affermo davanti a Dio che raramente ho visto una donna così contemplativa come Elisabetta, che pur era dedita a molte attività. Alcuni religiosi e religiose constatarono assai spesso che, quando ella usciva dalla sua preghiera privata, emanava dal volto un mirabile splendore e che dai suoi occhi uscivano come dei raggi di sole. Prima della morte ne ascoltai la confessione e le domandai cosa si dovesse fare dei suoi averi e delle suppellettili. Mi rispose che quanto sembrava sua proprietà era tutto dei poveri e mi pregò di distribuire loro ogni cosa, eccetto una tunica di nessun valore di cui era rivestita, e nella quale volle essere seppellita. Fatto questo, ricevette il Corpo del Signore. Poi, fino a sera, spesso ritornava su tutte le cose belle che aveva sentito nella predicazione. Infine raccomandò a Dio, con grandissima devozione, tutti coloro che le stavano dintorno e spirò come addormentandosi dolcemente.
Responsorio
Responsorio (Gdt 15,11 Volg.; At 10,4) R. Hai agito con forza e costanza; era saldo il tuo cuore in un casto affetto; *per questo ti loderanno in eterno. V. Le tue preghiere e le tue elemosine restavano presenti al Signore: R. per questo ti loderanno in eterno.
Vangelo della Messa
Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. Dal Vangelo secondo Luca Lc 19,1-10 In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». Parola del Signore.
Silenzio per la preghiera

Scegli quanti minuti di silenzio dedicare alla preghiera: al termine un sibilo ti richiama.

Antifona d'ingresso
«Venite, benedetti del Padre mio», dice il Signore: «ero malato e mi avete visitato. In verità io vi dico: tutto ciò che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». (Cf. Mt 25,34.36.40) Oppure: Egli dona largamente ai poveri, la sua giustizia rimane per sempre, la sua potenza s’innalza nella gloria. (Cf. Sal 111,9)
Colletta
O Dio, che a santa Elisabetta hai dato la grazia di riconoscere e onorare Cristo nei poveri, concedi a noi, per sua intercessione, di servire con instancabile carità coloro che si trovano nella sofferenza e nel bisogno. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui. Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo Ap 3,1-6.14-22 Io Giovanni, udii il Signore che mi diceva: «All’angelo della Chiesa che è a Sardi scrivi: “Così parla Colui che possiede i sette spiriti di Dio e le sette stelle. Conosco le tue opere; ti si crede vivo, e sei morto. Sii vigilante, rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire, perché non ho trovato perfette le tue opere davanti al mio Dio. Ricorda dunque come hai ricevuto e ascoltato la Parola, custodiscila e convèrtiti perché, se non sarai vigilante, verrò come un ladro, senza che tu sappia a che ora io verrò da te. Tuttavia a Sardi vi sono alcuni che non hanno macchiato le loro vesti; essi cammineranno con me in vesti bianche, perché ne sono degni. Il vincitore sarà vestito di bianche vesti; non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma lo riconoscerò davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”. All’angelo della Chiesa che è a Laodicèa scrivi: “Così parla l’Amen, il Testimone degno di fede e veritiero, il Principio della creazione di Dio. Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità, e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista. Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo. Sii dunque zelante e convèrtiti. Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto e siedo con il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”». Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 14 (15) R. Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono. Oppure: R. Ci accoglierai, Signore, nella gioia del tuo regno. Colui che cammina senza colpa, pratica la giustizia e dice la verità che ha nel cuore, non sparge calunnie con la sua lingua. R. Non fa danno al suo prossimo e non lancia insulti al suo vicino. Ai suoi occhi è spregevole il malvagio, ma onora chi teme il Signore. R. Non presta il suo denaro a usura e non accetta doni contro l’innocente. Colui che agisce in questo modo resterà saldo per sempre. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia. Dio ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. (1Gv 4,10b) Alleluia.
Vangelo
Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. Dal Vangelo secondo Luca Lc 19,1-10 In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». Parola del Signore.
Sulle offerte
Accogli, o Padre, i doni del tuo popolo e concedi a noi, che celebriamo l’opera dell’immensa carità del tuo Figlio, di essere confermati, secondo l’esempio di santa Elisabetta, nell’amore per te e per il prossimo. Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
«Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici», dice il Signore. (Gv 15,13)
Dopo la comunione
Nutriti dai santi misteri, o Signore, ti preghiamo: donaci di imitare l’esempio di santa Elisabetta, che si consacrò a te con totale dedizione e si prodigò per il tuo popolo con carità inesauribile. Per Cristo nostro Signore. Oppure: Saziati, o Signore, dalla dolcezza del sacramento della nostra redenzione, supplichiamo la tua misericordia: fa’ che, imitando la carità di santa Elisabetta, diventiamo partecipi anche della sua gloria. Per Cristo nostro Signore.
Santa Elisabetta d'Ungheria, religiosa

Santa Elisabetta d'Ungheria, religiosa

Dal Martirologio
Memoria di santa Elisabetta di Ungheria, che, ancora fanciulla, fu data in sposa a Ludovico, conte di Turingia, al quale diede tre figli; rimasta vedova, dopo aver sostenuto con fortezza d’animo gravi tribolazioni, dedita già da tempo alla meditazione delle realtà celesti, si ritirò a Marburg in Germania in un ospedale da lei fondato, abbracciando la povertà e adoperandosi nella cura degli infermi e dei poveri fino all’ultimo respiro esalato all’età di venticinque anni.
Altri Santi
San Gregorio, vescovo
A Neocesarea nel Ponto, nell’odierna Turchia, san Gregorio, vescovo, che, abbracciata fin dall’adolescenza la fede cristiana, fu grande cultore delle scienze sia umane sia divine; ordinato vescovo si mostrò insigne per dottrina, virtù e zelo apostolico e per i numerosi miracoli da lui operati ricevette il nome di Taumaturgo.
Santi Alfeo e Zaccheo, martiri
A Cesarea in Palestina, santi Alfeo e Zaccheo, martiri, che, nel primo anno della persecuzione dell’imperatore Diocleziano, per avere confessato con fermezza l’esistenza di un solo Dio e la regalità di Cristo Gesù, dopo molti supplizi subirono la condanna a morte.
Sant’Acisclo, martire
A Córdova nell’Andalusia in Spagna, sant’Acisclo, martire.
Sant’Aniano, vescovo
A Orléans nella Gallia lugdunense, ora in Francia, sant’Aniano, vescovo, che, confidando in Dio solo, il cui aiuto spesso ottenne con le preghiere e le lacrime, liberò la sua città assediata dagli Unni.
San Namazio, vescovo
A Vienne in Burgundia, ora in Francia, san Namazio, vescovo, che gestì con rettitudine gli impegni civili e, al contempo, resse e onorò la sede episcopale.
San Gregorio, vescovo
A Tours in Neustria sempre in Francia, san Gregorio, vescovo, che succedette in questa sede a sant’Eufronio e compose una storia dei Franchi con stile chiaro e semplice.
Santa Ilda, badessa
A Whitby nella Northumbria in Inghilterra, santa Ilda, badessa, che accolta la fede e i sacramenti di Cristo, posta alla guida del monastero, si adoperò per il rinnovamento della disciplina monastica maschile e femminile, per la difesa della pace e dello spirito di carità e per la promozione del lavoro e della lettura della Sacra Scrittura, al punto che si riteneva avesse compiuto in terra opere celesti.
San Florino, sacerdote
A Ramosch in Rezia, nel territorio dell’odierna Svizzera, san Florino, sacerdote, che attese con fedeltà alla cura parrocchiale.
San Lazzaro, monaco
A Costantinopoli, san Lazzaro, monaco, che, nato in Armenia, fu insigne pittore di sacre icone; essendosi rifiutato di distruggere le sue opere, per ordine dell’imperatore iconoclasta Teofilo fu sottoposto ad atroci torture e, ricomposta poi la controversia sul retto culto delle imagini, fu mandato a Roma dall’imperatore Michele III per consolidare la concordia e l’unità di tutta la Chiesa.
Sant’Ugo, abate
A Novara di Sicilia, sant'Ugo, abate, che, mandato da san Bernardo di Chiaravalle, diede inizio in questa terra e in Calabria all’Ordine Cistercense.
Sant’Ugo, vescovo
A Lincoln in Inghilterra, sant’Ugo, vescovo, che, dopo essere stato monaco certosino, fu eletto vescovo di questa sede e si adoperò egregiamente sia in difesa della libertà della Chiesa sia per liberare gli Ebrei dalle mani dei nemici.
Beata Saloméa
Presso Cracovia in Polonia, beata Saloméa, che, regina di Halicz, dopo la morte del marito, il re Colomanno, professò la regola delle Clarisse e svolse santamente l’ufficio di badessa nel monastero da lei fondato.
Anniversario della morte di santa Geltrude, vergine
A Helfta vicino a Eisleben nella Sassonia in Germania, anniversario della morte di santa Geltrude, vergine, la cui memoria si celebra il giorno precedente a questo.
San Giovanni del Castillo, sacerdote
Ad Asunción in Paraguay, san Giovanni del Castillo, sacerdote della Compagnia di Gesù e martire, che in una delle reducciones, fondata in quello stesso anno da san Rocco González e affidata alle sue cure, fu sottoposto a crudeli supplizi per ordine di uno stregone e morì lapidato per Cristo.
Santi Giordano (Giacinto) Ansalone e Tommaso Hioji Rokuzayemon Nishi, sacerdoti
A Nagasaki in Giappone, santi Giordano (Giacinto) Ansalone e Tommaso Hioji Rokuzayemon Nishi, sacerdoti dell’Ordine dei Predicatori e martiri: il primo si adoperò a fondo per il Vangelo dapprima nelle isole Filippine e poi in Giappone, l’altro fu operoso propagatore della fede nell’isola di Taiwan e, negli ultimi anni, nella regione di Nagasaki nella sua patria. Entrambi morirono per ordine del comandante supremo Tokugawa Yemitsu dopo esser stati sottoposti per sette giorni con animo invitto a crudeli supplizi sulla forca e in una fossa.
Beato Lupo Sebastiano Hunot, sacerdote
Nel braccio di mare antistante Rochefort in Francia, beato Lupo Sebastiano Hunot, sacerdote di Sens e martire, che, gettato in quanto sacerdote in una sordida galera all’ancora nel mare durante la rivoluzione francese, patì tutte le durezze della prigionia e, divorato infine dalla febbre, portò a termine il suo martirio.
Beato Giosafat Kocylovskyj, vescovo
Nella città di Capaivca nel territorio di Kiev in Ucraina, beato Giosafat Kocylovskyj, vescovo di Przemysl e martire, che, durante l’oppressione della patria sotto un regime ateo, rese la sua anima a Dio da fedele discepolo di Cristo.