Giovedì 2026-11-12 Bianco

Omelia
A II XXXII Ordinario IV Salterio Memoria Bianco San Giosafat (Giovanni) Kuncewicz, vescovo Santi
Dal Biennale
XXXII · Ordinario · Giovedì · Ciclo II
Prima Lettura
Dal secondo libro dei Maccabei (7,20-41) Il martirio dei sette fratelli. Soprattutto la madre era ammirevole e degna di gloriosa memoria, perché, vedendo morire sette figli in un sol giorno, sopportava tutto serenamente per le speranze poste nel Signore. Esortava ciascuno di essi nella lingua paterna, piena di nobili sentimenti e, temprando la tenerezza femminile con un coraggio virile, diceva loro: «Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato lo spirito e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore del mondo, che ha plasmato all’origine l’uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita, come voi ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi». Antioco, credendosi disprezzato e sospettando che quella voce fosse di scherno, esortava il più giovane che era ancora vivo; e non solo a parole, ma con giuramenti prometteva che l’avrebbe fatto ricco e molto felice se avesse abbandonato gli usi paterni, che l’avrebbe fatto suo amico e gli avrebbe affidato cariche. Ma poiché il giovinetto non badava per nulla a queste parole, il re, chiamata la madre, la esortava a farsi consigliera di salvezza per il ragazzo. Dopo che il re la ebbe esortata a lungo, essa accettò di persuadere il figlio; chinatasi verso di lui, beffandosi del crudele tiranno, disse nella lingua paterna: «Figlio, abbi pietà di me che ti ho portato in seno nove mesi, che ti ho allattato per tre anni, ti ho allevato, ti ho condotto a questa età e ti ho dato il nutrimento. Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l’origine del genere umano. Non temere questo carnefice ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia». Mentre essa finiva di parlare, il giovane disse: «Che aspettate? Non obbedisco al comando del re, ma ascolto il comando della legge che è stata data ai nostri padri per mezzo di Mosè. Ma tu, che ti fai autore di tutte le sventure degli Ebrei, non sfuggirai alle mani di Dio. Per i nostri peccati noi soffriamo. Se per nostro castigo e correzione il Signore vivente si adira per breve tempo con noi, presto si volgerà di nuovo verso i suoi servi. Ma tu, o sacrilego e il più empio di tutti gli uomini, non esaltarti invano, alimentando segrete speranze, mentre alzi la mano contro i figli del Cielo; perché non sei ancora al sicuro dal giudizio dell’onnipotente Dio che tutto vede. Già ora i nostri fratelli, che hanno sopportato breve tormento, hanno conseguito da Dio l’eredità della vita eterna. Tu invece subirai per giudizio di Dio il giusto castigo della tua superbia. Anche io, come già i miei fratelli, sacrifico il corpo e la vita per le patrie leggi, supplicando Dio che presto si mostri placato al suo popolo e che tu fra dure prove e flagelli debba confessare che egli solo è Dio; con me invece e con i miei fratelli possa arrestarsi l’ira dell’Onnipotente, giustamente attirata su tutta la nostra stirpe». Il re, divenuto furibondo, si sfogò su questo più crudelmente che sugli altri sentendosi invelenito dallo scherno. Così anche costui passò all’altra vita puro, confidando pienamente nel Signore. Ultima dopo i figli, anche la madre incontrò la morte.
Responsorio
Responsorio (Sal 132,1) R. Per l’alleanza del Signore e la legge dei padri i santi di Diostettero saldi nell’amore. *Perché ebbero sempre un solo spirito e unasola fede. V. Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme. R. Perché ebbero sempre un solo spirito e una sola fede.
Seconda Lettura
Dal discorso “Sulla consolazione della morte” di san Giovanni Crisostomo, vescovo (2,4-5) Cristo è testimone della risurrezione futura, e con lui gli apostoli, i martiri, e la madre dei Maccabei Chiediti soltanto questo, se Cristo abbia promesso la risurrezione e quando da tante testimonianze avrai appreso l’esistenza di questa promessa, allora, sicuro per la garanzia dello stesso Cristo Signore e confermato nella tua fede, smetti di temere la morte. Solo chi non crede teme ancora: costui commette un peccato imperdonabile, poiché con la sua incredulità osa affermare o che Dio è privo di potere o che è menzognero. Non così pensavano i santi apostoli e gli stessi martiri. Gli apostoli, proprio per predicare la risurrezione predicavano il Cristo risorto e in lui annunciavano la risurrezione dei morti, non ricusando di sopportare per questo né morte, né torture, né la stessa morte di croce. Ora se «ogni cosa è risolta sulla bocca di due o tre testimoni» (Mt 18,16), come può essere ancora messa in dubbio la risurrezione dei morti, per la quale esistono così numerosi e grandi testimoni che la proclamano con il loro sangue? E che cosa ne hanno detto i martiri? Furono sicuri della risurrezione oppure no? Se non ne avessero avuto la certezza, non avrebbero accolto come il massimo guadagno una morte così carica di torture e sofferenze: non guardavano ai supplizi del momento presente, ma al premio che ne sarebbe seguito. Sapevano infatti che «le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne» (2Cor 4,18). Ascoltate ancora, fratelli, questo esempio di virtù. La madre esortava i suoi sette figli e non piangeva, anzi si rallegrava; vedeva che ai suoi figli venivano strappate le unghie, che erano colpiti di spada, arrostiti sulla graticola e non versava lacrime, non urlava, ma piena di sollecitudine li esortava a sopportare tutto pazientemente. Quella madre non era certo crudele, ma fedele; amava i figli, non con mollezza, ma con forza. Esortava i figli al sacrificio e come gioì quando ella stessa dovette affrontarlo! Era infatti sicura della risurrezione sua e della loro. Che cosa aggiungere di tanti uomini, donne, ragazzi e fanciulle? Quasi come giocassero con una simile morte, passavano con estrema rapidità nelle schiere celesti. Avrebbero potuto certo continuare a vivere se l’avessero voluto, poiché stava a loro decidere se vivere rinnegando Cristo, o morire confessandolo: ma hanno preferito disprezzare questa vita mortale per assurgere alla vita eterna, essere esclusi dalla terra per divenire cittadini del cielo. C’è ancora posto per qualche dubbio, fratelli? Su cosa potrà mai basarsi ancora la paura della morte? Se siamo figli di martiri, se vogliamo mostrarci loro compagni, non lasciamoci rattristare dalla morte, non piangiamo i nostri cari che ci hanno preceduto presso il Signore; altrimenti saranno gli stessi martiri a beffarsi di noi dicendo: Oh, come avete fede! come desiderate il regno di Dio! Piangete con tanto dolore i vostri cari che muoiono delicatamente sui loro letti di piume; se li aveste veduti torturati e uccisi dai pagani per il nome del Signore, che cosa avreste fatto?
Responsorio
Responsorio (Is 25,8; 1Cor 15,24.26) R. Dio eliminerà la morte per sempre. *Il Signore asciugherà le lacrimesu ogni volto. V. Cristo ridurrà al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza;l’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte. R. Il Signore asciugherà le lacrime su ogni volto.
Dal Proprio
San Giosafat, vescovo e martire — Memoria
Prima Lettura
Dalla seconda lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo (4,7–5,8) Nei martiri si manifesta la potenza di Dio Fratelli, noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita. Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato (Sal 115,10), anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, ancora più abbondante ad opera di un maggior numero, moltiplichi l’inno di lode alla gloria di Dio. Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne. Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli. Perciò sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste: a condizione però di esser trovati già vestiti, non nudi. In realtà quanti siamo in questo corpo, sospiriamo come sotto un peso, non volendo venire spogliati ma sopravvestiti, perché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. È Dio che ci ha fatti per questo e ci ha dato la caparra dello Spirito. Così, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore, camminiamo nella fede e non ancora in visione. Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore.
Responsorio
Responsorio (Mt 5,11.12a.10) R. Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno per causa mia. *Rallegratevi ed esultate: grande è la vostra ricompensa nei cieli. V. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. R. Rallegratevi ed esultate: grande è la vostra
Prima Lettura (oppure)
Dalla lettera a Tito di san Paolo, apostolo (1,7-11; 2,1-8) La dottrina dell’Apostolo sulle doti e i compiti del vescovo Carissimo, il vescovo, come amministratore di Dio, dev’essere irreprensibile: non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non violento, non avido di guadagno disonesto, ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, pio, padrone di sé, attaccato alla dottrina sicura, secondo l’insegnamento trasmesso, perché sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare coloro che contraddicono. Vi sono infatti, soprattutto fra quelli che provengono dalla circoncisione, molti spiriti insubordinati, chiacchieroni e ingannatori della gente. A questi tali bisogna chiudere la bocca, perché mettono in scompiglio intere famiglie, insegnando per amore di un guadagno disonesto cose che non si devono insegnare. Tu però insegna ciò che è secondo la sana dottrina: i vecchi siano sobri, dignitosi, assennati, saldi nella fede, nell’amore e nella pazienza. Ugualmente le donne anziane si comportino in maniera degna dei credenti; non siano maldicenti né schiave di molto vino; sappiano piuttosto insegnare il bene, per formare le giovani all’amore del marito e dei figli, ed essere prudenti, caste, dedite alla famiglia, buone, sottomesse ai propri mariti, perché la parola di Dio non debba diventare oggetto di biasimo. Esorta ancora i più giovani a essere assennati, offrendo te stesso come esempio in tutto di buona condotta, con purezza di dottrina, dignità, linguaggio sano e irreprensibile, perché il nostro avversario resti confuso, non avendo nulla di male da dire sul conto nostro.
Responsorio
Responsorio (Cfr. At 20,28; 1Cor 4,2) R. Vegliate sul gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posto come vescovi, *per guidare la Chiesa di Dio, acquistata nel sangue del suo Figlio. V. A chi amministra, si chiede di essere fedele, R. per guidare la Chiesa di Dio, acquistata nel sangue del suo Figlio.
Seconda Lettura
Dall’enciclica “Ecclesiam Dei” di Pio XI, papa (AAS 15 [1923] 573-582) Versò il suo sangue per l’unità della Chiesa La Chiesa di Dio, per ammirabile provvidenza, fu costituita in modo da riuscire nella pienezza dei tempi come un’immensa famiglia. Essa è destinata ad abbracciare l’universalità del genere umano e perciò, come sappiamo, fu resa divinamente manifesta per mezzo dell’unità ecumenica che è una delle sue note caratteristiche. Cristo, Signor nostro, non si appagò di affidare ai soli apostoli la missione che egli aveva ricevuto dal Padre, quando disse: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni» (Mt 28,18-19). Ma volle pure che il collegio apostolico fosse perfettamente uno, con doppio e strettissimo vincolo. Il primo è quello interiore della fede e della carità, che è stata riversata nei cuori per mezzo dello Spirito Santo (cfr. Rm 5,5). L’altro è quello esterno del governo di uno solo sopra tutti. A Pietro, infatti, fu affidato il primato sugli altri apostoli come a perpetuo principio e visibile fondamento di unità. Ma perché tale unità e concordia si perpetuasse, Iddio, sommamente provvido, la volle consacrare, per così dire, col sigillo della santità e, insieme, del martirio. Un onore così grande è toccato appunto a san Giosafat, arcivescovo di Polock, di rito slavo orientale, che a buon diritto va riconosciuto come gloria e sostegno degli Slavi orientali. Nessuno diede al loro nome una rinomanza maggiore, o provvide meglio alla loro salute di questo loro pastore e apostolo, specialmente per aver egli versato il proprio sangue per l’unità della santa Chiesa. C’è di più. Sentendosi mosso da ispirazione divina a ristabilire dappertutto la santa unità, comprese che molto avrebbe giovato a ciò il ritenere nell’unione con la Chiesa cattolica il rito orientale slavo e l’istituto monastico basiliano. E parimenti, avendo anzitutto a cuore l’unione dei suoi concittadini con la cattedra di Pietro, cercava da ogni parte argomenti efficaci a promuoverla e a consolidarla, principalmente studiando quei libri liturgici che gli Orientali, e i dissidenti stessi, sono soliti usare secondo le prescrizioni dei santi padri. Premessa una così diligente preparazione, egli si accinse quindi a trattare, con forza e soavità insieme, la causa della restaurazione dell’unità, ottenendo frutti così copiosi da meritare dagli stessi avversari il titolo di «rapitore delle anime».
Responsorio
Responsorio (Gv 17,11.23.22) R. Disse Gesù: Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, *perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato. V. La gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro; R. perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato.
Vangelo della Messa
Il regno di Dio è in mezzo a voi. Dal Vangelo secondo Luca Lc 17,20-25 In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!». Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione». Parola del Signore.
Silenzio per la preghiera

Scegli quanti minuti di silenzio dedicare alla preghiera: al termine un sibilo ti richiama.

Antifona d'ingresso
Secondo l’alleanza del Signore e le leggi dei padri, i santi di Dio sono rimasti nell’amore fraterno: in loro vi erano un solo spirito e una sola fede.
Colletta
Suscita nella tua Chiesa, o Signore, lo Spirito che colmò san Giosafat e lo spinse a dare la vita per il suo gregge, e per sua intercessione fa’ che anche noi, fortificati dallo stesso Spirito, non esitiamo a donare la vita per i fratelli. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Accoglilo non più come schiavo, ma come fratello carissimo. Dalla lettera di san Paolo apostolo a Filèmone Fm 7-20 Fratello, la tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, perché per opera tua i santi sono stati profondamente confortati. Per questo, pur avendo in Cristo piena libertà di ordinarti ciò che è opportuno, in nome della carità piuttosto ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene, lui, che un giorno ti fu inutile, ma che ora è utile a te e a me. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore. Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario. Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore. Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso. E se in qualche cosa ti ha offeso o ti è debitore, metti tutto sul mio conto. Io, Paolo, lo scrivo di mio pugno: pagherò io. Per non dirti che anche tu mi sei debitore, e proprio di te stesso! Sì, fratello! Che io possa ottenere questo favore nel Signore; da’ questo sollievo al mio cuore, in Cristo! Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 145 (146) R. Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe. Oppure: R. Per tutta la vita loderò il Signore. Il Signore rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati. Il Signore libera i prigionieri. R. Il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge i forestieri. R. Egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi. Il Signore regna per sempre, il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia. Io sono la vite, voi i tralci, dice il Signore; chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto. (Gv 15,5) Alleluia.
Vangelo
Il regno di Dio è in mezzo a voi. Dal Vangelo secondo Luca Lc 17,20-25 In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!». Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione». Parola del Signore.
Sulle offerte
Padre clementissimo, effondi su queste offerte la tua benedizione e confermaci nella fede che san Giosafat testimoniò versando il suo sangue. Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
«Chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà in eterno», dice il Signore. (Mt 10,39)
Dopo la comunione
Questo santo convito ci conceda, o Signore, lo spirito di fortezza e di pace, perché a imitazione di san Giosafat spendiamo volentieri la vita per la gloria e l’unità della Chiesa. Per Cristo nostro Signore.
San Giosafat (Giovanni) Kuncewicz, vescovo

San Giosafat (Giovanni) Kuncewicz, vescovo

Dal Martirologio
Memoria della passione di san Giosafat (Giovanni) Kuncewicz, vescovo di Polotzk e martire, che spinse con costante zelo il suo gregge all’unità cattolica, coltivò con amorevole devozione il rito bizantino-slavo e, a Vitebsk in Bielorussia, a quel tempo sotto la giurisdizione polacca, crudelmente assalito in un tumulto dalla folla a lui avversa, morì per l’unità della Chiesa e per la verità cattolica.
Altri Santi
San Nilo, abate
Presso Ankara in Galazia, nell’odierna Turchia, san Nilo, abate, che, ritenuto discepolo di san Giovanni Crisostomo, resse a lungo un monastero e diffuse con i suoi scritti la dottrina ascetica.
San Macario, vescovo
Nell’isola di Mull in Scozia, san Macario, vescovo, che, di origine irlandese, è ritenuto discepolo di san Colomba e fondatore della Chiesa di questo luogo.
Sant’Esichio, vescovo
A Vienne in Burgundia, ora in Francia, sant’Esichio, vescovo, che fu elevato dalla dignità senatoria a quella episcopale; i suoi figli, che aveva generato in precedenza, furono i santi Apollinare, vescovo di Valence, e Avíto, che gli succedette nella sede di Vienne.
Sant’Emiliano, sacerdote
Sulle alture della regione di Cogolla vicino a Berceo in Spagna, sant’Emiliano, sacerdote, che, dopo aver condotto vita eremitica e di chierico, professò infine quella monastica, rifulgendo per la generosità verso i poveri e lo spirito di profezia.
San Cuniberto, vescovo
A Colonia nell’Austrasia, ora in Germania, san Cuniberto, vescovo, che dopo le invasioni barbariche rinnovò nella città e in tutto il territorio la vita ecclesiastica e la pietà dei fedeli.
San Lebuino, sacerdote
A Deventer in Frisia, nell’odierna Olanda, san Lebuino, sacerdote, che, monaco venuto dall’Inghilterra, si adoperò per annunciare agli abitanti di questa regione la pace e la salvezza di Cristo.
Santi Benedetto, Giovanni, Matteo e Isacco, martiri
Presso Kazimierz sul fiume Warta in Polonia, santi Benedetto, Giovanni, Matteo e Isacco, martiri, che, mandati ad annunciare la fede cristiana in Polonia, furono sgozzati di notte da alcuni briganti. Insieme con loro si commemora anche Cristiano, loro servo, impiccato nel recinto della chiesa.
Beato Giovanni Cini
A Pisa, beato Giovanni Cini, detto della Pace, che dal servizio militare passò a quello di Dio nel Terz’Ordine di San Francesco.
San Diego, religioso
Ad Alcalá de Henares in Spagna, san Diego, religioso dell’Ordine dei Minori, che sia nelle isole Canarie sia a Roma nel monastero di Santa Maria in Ara Coeli rifulse per umiltà e carità nella cura degli infermi.
San Margherito Flores, sacerdote e martire
Nella città di Tulimán in Messico, san Margherito Flores, sacerdote e martire, che, durante la grande persecuzione contro la Chiesa, fu arrestato per il suo sacerdozio e coronato da glorioso martirio con la fucilazione.
Beato Giuseppe Medes Ferrís, martire
Nel villaggio di Alcudia de Carlet nel territorio di Valencia in Spagna, beato Giuseppe Medes Ferrís, martire, al quale il Signore diede il premio eterno, nel corso della persecuzione religiosa, per la sua impavida fedeltà.