Dal Biennale
XXXII · Ordinario · Martedì · Ciclo II
Prima Lettura
Dal secondo libro dei Maccabei (6,12-31)
Il martirio di Eleazaro
Io prego coloro che avranno in mano questo libro di non turbarsi per queste disgrazie e di considerare che i castighi non vengono per la distruzione ma per la correzione del nostro popolo. E veramente il fatto che agli empi è data libertà per poco tempo, e subito incappano nei castighi, è segno di grande benevolenza. Poiché il Signore non si propone di agire con noi come fa con gli altri popoli, attendendo pazientemente il tempo di punirli, quando siano giunti al colmo dei loro peccati; e questo per non dovere la fine punirci quando fossimo giunti all’estremo delle nostre colpe. Perciò egli non ci toglie mai la sua misericordia ma, correggendoci con le sventure, non abbandona il suo popolo. Questo sia detto come verità da ricordare. Dopo questa breve parentesi torniamo alla narrazione. Un tale Eleazaro, uno degli scribi più stimati, uomo già avanti negli anni e molto dignitoso nell’aspetto della persona, veniva costretto ad aprire la bocca e ad ingoiare carne suina. Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s’incamminò volontariamente al supplizio, sputando il boccone e comportandosi come conviene a coloro che sono pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito gustare per brama di sopravvivere. Quelli che erano incaricati dell’illecito banchetto sacrificale, in nome della familiarità di antica data che avevano con quest’uomo, lo tirarono in disparte e lo pregarono di prendere la carne di cui era lecito cibarsi, preparata da lui stesso, e fingere di mangiare la porzione delle carni sacrificate imposta dal re, perché, agendo a questo modo, avrebbe sfuggito la morte e approfittato di questo atto di clemenza in nome dell’antica amicizia che aveva con loro. Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua età e del prestigio della vecchiaia a cui si aggiungeva la veneranda canizie, e della condotta irreprensibile tenuta fin da fanciullo, e degno specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero alla morte. «Non è affatto degno della nostra età fingere, con il pericolo che molti giovani, pensando che a novant’anni Eleazaro sia passato agli usi stranieri, a loro volta per colpa della mia finzione, durante pochi e brevissimi giorni di vita, si perdano per causa mia e io procuri così disonore e macchia alla mia vecchiaia. Infatti anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire né da vivo né da morto alle mani dell’Onnipotente. Perciò, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò degno della mia età e lascerò ai giovani nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte prontamente e generosamente per le sante venerande leggi». Dette queste parole, si avviò prontamente al supplizio. Quelli che ve lo trascinavano, cambiarono la benevolenza di poco prima in avversione, ritenendo a loro parere che le parole da lui pronunziate fossero una pazzia. Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: «Il Signore, cui appartiene la sacra scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori sotto i flagelli, ma nell’anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di lui». In tal modo egli morì, lasciando non solo ai giovani, ma anche alla grande maggioranza del popolo, la sua morte come esempio di generosità e ricordo di fortezza.
Responsorio
Responsorio (Cfr. 2Mac 6,30.26)
R. Disse Eleazaro tra i gemiti: Signore, tu sai bene che, potendosfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori.
*Ma nell’animasopporto volentieri tutto questo per il timore di te.
V. Infatti anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, nonpotrei sfuggire né da vivo né da morto alle mani dell’Onnipotente.
R. Ma nell’anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di te.
Seconda Lettura
Dalle “Lettere” del beato Ammonio, eremita (9,2-5)
Molte sono le sofferenze del giusto
Io che sono vostro padre, sostenni grandi tentazioni sia aperte che segrete, e mi mostrai forte nella speranza e nella preghiera; e il mio Signore mi liberò. Ora voi pure, carissimi, che avete ricevuto i benefici di Dio, accettate anche le tentazioni finché non le avrete superate; allora soltanto riceverete la misura sovrabbondante aggiunta alla vostra perfezione e vi sarà data dal cielo quella gioia grande che ora ignorate. Che cosa significa però superare le tentazioni, e qual è il loro rimedio? Prima di tutto è questo: non perdetevi mai d’animo, ma con tutto il cuore supplicate Dio con fiducia e in ogni cosa abbiate pazienza: allora la tentazione si allontanerà. Così infatti fu tentato Abramo e ne uscì come un atleta vittorioso. Perciò è stato scritto: «Molte sono le sventure del giusto, ma lo libera da tutte il Signore» (Sal 33,20). E anche Giacomo nella sua lettera, dice così: «Chi tra voi è nel dolore, preghi» (Gc 5,13). Vedete bene che tutti i giusti, quando si sono imbattuti nella tentazione, hanno gridato a Dio. Sta anche scritto: «Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze» (1Cor 10,13). E ora è Dio che agisce in voi per purificare il vostro cuore. Se non vi amasse non vi manderebbe la tentazione. Infatti è scritto: «Il Signore corregge colui che egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio» (Eb 12,6). Perciò i fedeli hanno bisogno delle tentazioni. Tutti quelli che non hanno fatto l’esperienza della tentazione non sono santi: possono averne l’apparenza, ma non possiedono la virtù. Per questo il padre Antonio ci diceva: «L’uomo senza tentazioni non può entrare nel regno dei cieli». E analogamente anche Pietro nella sua lettera scrisse: «Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere per un po’ di tempo afflitti da varie prove perché il valore della vostra fede è molto più prezioso dell’oro che tuttavia si prova col fuoco» (1Pt 1,6-7). Sappiate dunque che per questo motivo lo Spirito Santo inizia col riversare la sua gioia intervenendo nell’intimo di coloro che hanno il cuore puro. In seguito, dopo aver donato letizia e dolcezza, lo Spirito si allontana da loro e li abbandona. Ed eccone il segno: si comporta così con l’anima che lo cerca e teme Dio; se ne va, si ritira e abbandona ogni uomo finché non dia a conoscere se cerca Dio o no. Ci sono infatti di quelli che una volta abbandonati e messi da parte, se ne stanno seduti, oppressi dal tedio e in esso rimangono immobili. Infatti non pregano Dio di liberarli da quella pena e di ridare loro la gioia e la dolcezza sperimentate prima; perciò, a causa della propria negligente volontà, si fanno estranei alla dolcezza di Dio. Per questo motivo divengono carnali e posseggono solo l’apparenza, non la realtà della virtù. Costoro hanno occhi accecati e ignorano le opere di Dio. Se però avranno avvertito la pena come insolita e ben lontana dalla gioia di prima, pregheranno Dio piangendo e digiunando; allora Dio per la sua misericordia, vedendo la loro sincerità e che lo supplicano con tutto il cuore rinnegando totalmente la propria volontà, dona loro una gioia maggiore di prima e li rafforza ancora di più. Questo è il suo comportamento con ogni anima che cerca Dio.
Responsorio
Responsorio (Cfr. Gen 47,25 Volg.; Sal 80,4)
R. Nella tua mano, Signore, è la nostra salvezza; la tua misericordia ciricopra
*e ti serviremo sempre pieni di fiducia.
V. Rialzaci Signore, Dio degli eserciti, fa’ risplendere il tuo volto enoi saremo salvi.
R. E ti serviremo sempre pieni di fiducia.
Dal Proprio
San Leone Magno, papa e dottore della Chiesa — Memoria
Prima Lettura
Dalla lettera a Tito di san Paolo, apostolo (1,7-11; 2,1-8)
La dottrina dell’Apostolo sulle doti e i compiti del vescovo
Carissimo, il vescovo, come amministratore di Dio, dev’essere irreprensibile: non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non violento, non avido di guadagno disonesto, ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, pio, padrone di sé, attaccato alla dottrina sicura, secondo l’insegnamento trasmesso, perché sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare coloro che contraddicono.
Vi sono infatti, soprattutto fra quelli che provengono dalla circoncisione, molti spiriti insubordinati, chiacchieroni e ingannatori della gente. A questi tali bisogna chiudere la bocca, perché mettono in scompiglio intere famiglie, insegnando per amore di un guadagno disonesto cose che non si devono insegnare.
Tu però insegna ciò che è secondo la sana dottrina: i vecchi siano sobri, dignitosi, assennati, saldi nella fede, nell’amore e nella pazienza. Ugualmente le donne anziane si comportino in maniera degna dei credenti; non siano maldicenti né schiave di molto vino; sappiano piuttosto insegnare il bene, per formare le giovani all’amore del marito e dei figli, ed essere prudenti, caste, dedite alla famiglia, buone, sottomesse ai propri mariti, perché la parola di Dio non debba diventare oggetto di biasimo.
Esorta ancora i più giovani a essere assennati, offrendo te stesso come esempio in tutto di buona condotta, con purezza di dottrina, dignità, linguaggio sano e irreprensibile, perché il nostro avversario resti confuso, non avendo nulla di male da dire sul conto nostro.
Responsorio
Responsorio (Cfr. At 20,28; 1Cor 4,2)
R. Vegliate sul gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posto come vescovi, *per guidare la Chiesa di Dio, acquistata nel sangue del suo Figlio.
V. A chi amministra, si chiede di essere fedele,
R. per guidare la Chiesa di Dio, acquistata nel sangue del suo Figlio.
Prima Lettura (oppure)
Dal libro del Siracide (39,1c-10)
Il saggio è esperto nelle Scritture L’uomo saggio indaga la sapienza di tutti gli antichi,
si dedica allo studio delle profezie.
Conserva i detti degli uomini famosi,
penetra le sottigliezze delle parabole,
indaga il senso recondito dei proverbi,
e s’occupa degli enigmi delle parabole.
Svolge il suo compito fra i grandi,
è presente alle riunioni dei capi,
viaggia fra genti straniere,
investigando il bene e il male in mezzo agli uomini.
Di buon mattino rivolge il cuore
al Signore, che lo ha creato,
prega davanti all’Altissimo,
apre la bocca alla preghiera,
implora per i suoi peccati.
Se questa è la volontà del Signore grande,
egli sarà ricolmato di spirito di intelligenza,
come pioggia effonderà parole di sapienza,
nella preghiera renderà lode al Signore.
Egli dirigerà il suo consiglio e la sua scienza,
mediterà sui misteri di Dio.
Farà brillare la dottrina del suo insegnamento,
si vanterà della legge dell’alleanza del Signore.
Molti loderanno la sua intelligenza,
egli non sarà mai dimenticato,
non scomparirà il suo ricordo,
il suo nome vivrà di generazione in generazione.
I popoli parleranno della sua sapienza,
l’assemblea proclamerà le sue lodi.
Responsorio
Responsorio (Sir 15,5.3.6)
R. Il Signore gli diede la parola in mezzo all’assemblea, *lo riempì del suo Spirito di sapienza e di intelligenza.
V. Grande felicità e una corona di gioia gli diede il Signore,
R. lo riempì del suo Spirito di sapienza e di intelligenza.
Seconda Lettura
Dai “Discorsi” di san Leone Magno, papa (4,1-2)
Il servizio specifico del nostro ministero
Tutta la Chiesa di Dio è ordinata in gradi gerarchici distinti, in modo che l’intero sacro corpo sia formato da membra diverse. Ma, come dice l’Apostolo, tutti noi siamo uno in Cristo (cfr. Gal 3,28). La divisione degli uffici non è tale da impedire che ogni parte, per quanto piccola, sia collegata con il capo. Per l’unità della fede e del battesimo c’è dunque fra noi, o carissimi, una comunione indissolubile sulla base di una comune dignità. Lo afferma l’apostolo Pietro: «Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo» (1Pt 2,5); e più avanti: «Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato (1Pt 2,9).
Tutti quelli che sono rinati in Cristo conseguono dignità regale per il segno della croce. Con l’unzione dello Spirito Santo poi sono consacrati sacerdoti. Non c’è quindi solo quel servizio specifico proprio del nostro ministero, perché tutti i cristiani sono rivestiti di un carisma spirituale e soprannaturale, che li rende partecipi della stirpe regale e dell’ufficio sacerdotale. Non è forse funzione regale il fatto che un’anima, sottomessa a Dio, governi il suo corpo? Non è forse funzione sacerdotale consacrare al Signore una coscienza pura e offrirgli sull’altare del cuore i sacrifici immacolati del nostro culto? Per grazia di Dio queste funzioni sono comuni a tutti. Ma da parte vostra è cosa santa e lodevole che vi rallegriate per il giorno della nostra elezione come di un vostro onore personale. Così tutto il corpo della Chiesa riconosce che il carattere sacro della dignità pontificia è unico. Mediante l’unzione santificatrice, esso rifluisce certamente con maggiore abbondanza nei gradi più alti della gerarchia, ma discende anche in considerevole misura in quelli più bassi.
La comunione di tutti con questa nostra Sede è, quindi, o carissimi, il grande motivo della letizia. Ma gioia più genuina e più alta sarà per noi se non vi fermerete a considerare la nostra povera persona, ma piuttosto la gloria del beato Pietro apostolo.
Si celebri dunque in questo giorno venerando soprattutto colui che si trovò vicino alla sorgente stessa dei carismi e da essa ne fu riempito e come sommerso. Ecco perché molte prerogative erano esclusive della sua persona e, d’altro canto, niente è stato trasmesso ai successori che non si trovasse già in lui.
Allora il Verbo fatto uomo abitava già in mezzo a noi. Cristo aveva già dato tutto se stesso per la redenzione del genere umano.
Responsorio
Responsorio (Cfr. Mt 16,18; Sal 47,9)
R. Gesù disse a Simone: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa ; *le potenze degli inferi non la vinceranno.
V. Dio l’ha fondata per sempre:
R. le potenze degli inferi non la vinceranno.
Vangelo della Messa
Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17,7-10
In quel tempo, Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Parola del Signore.
Silenzio per la preghiera
Scegli quanti minuti di silenzio dedicare alla preghiera: al termine un sibilo ti richiama.
00:00
Antifona d'ingresso
Il Signore ha stabilito con lui un’alleanza di pace:
per sempre avrà la dignità del sacerdozio. (Cf. Sir 45,24)
Colletta
O Dio, che mai permetti alle potenze del male
di prevalere contro la tua Chiesa,
fondata sulla roccia dell’apostolo Pietro,
per intercessione del papa san Leone[ Magno]
fa’ che essa rimanga salda nella tua verità
e proceda sicura nella pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Viviamo con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito
Tt 2,1-8.11-14
Carissimo, insegna quello che è conforme alla sana dottrina.
Gli uomini anziani siano sobri, dignitosi, saggi, saldi nella fede, nella carità e nella pazienza. Anche le donne anziane abbiano un comportamento santo: non siano maldicenti né schiave del vino; sappiano piuttosto insegnare il bene, per formare le giovani all’amore del marito e dei figli, a essere prudenti, caste, dedite alla famiglia, buone, sottomesse ai propri mariti, perché la parola di Dio non venga screditata.
Esorta ancora i più giovani a essere prudenti, offrendo te stesso come esempio di opere buone: integrità nella dottrina, dignità, linguaggio sano e irreprensibile, perché il nostro avversario resti svergognato, non avendo nulla di male da dire contro di noi.
È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 36 (37)
R. La salvezza dei giusti viene dal Signore.
Confida nel Signore e fa’ il bene:
abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza.
Cerca la gioia nel Signore:
esaudirà i desideri del tuo cuore. R.
Il Signore conosce i giorni degli uomini integri:
la loro eredità durerà per sempre.
Il Signore rende sicuri i passi dell’uomo
e si compiace della sua via. R.
Sta’ lontano dal male e fa’ il bene
e avrai sempre una casa.
I giusti avranno in eredità la terra
e vi abiteranno per sempre. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui. (Gv 14,23)
Alleluia.
Vangelo
Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17,7-10
In quel tempo, Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Parola del Signore.
Sulle offerte
Per i doni che ti offriamo, o Signore,
fa’ risplendere la tua luce sulla Chiesa,
perché in ogni parte della terra
il gregge progredisca nel bene
e sotto la tua guida i pastori siano graditi al tuo nome.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
Simon Pietro disse a Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
Rispose Gesù: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». (Cf. Mt 16,16.18)
Dopo la comunione
Guida con bontà, o Signore, la tua Chiesa
che hai nutrito a questa santa mensa,
perché, condotta dalla tua mano potente,
cresca nella perfetta libertà
e custodisca l’integrità della fede.
Per Cristo nostro Signore.
San Leone Magno, papa e dottore della Chiesa
Dal MartirologioMemoria di san Leone I, papa e dottore della Chiesa: nato in Toscana, fu dapprima a Roma solerte diacono e poi, elevato alla cattedra di Pietro, meritò a buon diritto l’appellativo di Magno sia per aver nutrito il gregge a lui affidato con la sua parola raffinata e saggia, sia per aver sostenuto strenuamente attraverso i suoi legati nel Concilio Ecumenico di Calcedonia la retta dottrina sull’incarnazione di Dio.
Riposò nel Signore a Roma, dove in questo giorno fu deposto presso san Pietro.
Altri Santi
San Demetriano, vescovo di Antiochia
In Persia, transito di san Demetriano, vescovo di Antiochia, mandato in esilio dal re Sabor I.
Sant’Oreste, martire
A Tiana in Cappadocia, nell’odierna Turchia, sant’Oreste, martire.
San Probo, vescovo
A Ravenna, san Probo, vescovo, in onore del quale il vescovo san Massimiano dedicò la celebre basilica di Classe.
Santi martiri Narsete e Giuseppe
In Persia, santi martiri Narsete, vescovo, di veneranda età, e Giuseppe, suo discepolo, giovane, che furono decapitati con la spada per essersi rifiutati di obbedire all’ordine del re Sabor II di adorare il sole.
San Giusto, vescovo
A Canterbury in Inghilterra, san Giusto, vescovo, che fu mandato dal papa san Gregorio Magno insieme con altri monaci per aiutare sant’Agostino nell’evangelizzazione dell’Inghilterra e divenne infine vescovo di questa sede.
San Baudolino, eremita
Nel villaggio di Villa del Foro in Piemonte, san Baudolino, eremita.
Sant’Andrea Avellino, sacerdote
A Napoli, sant’Andrea Avellino, sacerdote della Congregazione dei Chierici regolari, che, insigne per la sua santità di vita e la sollecitudine per la salvezza del prossimo, si impegnò in un arduo voto di perfezionamento quotidiano nelle virtù e, ricco di meriti, morì santamente ai piedi dell’altare.
Beato Acisclo Pina Piazuelo, religioso
A Barcellona in Spagna, beato Acisclo Pina Piazuelo, religioso dell’Ordine di San Giovanni di Dio e martire, che, durante la persecuzione, fu ucciso in odio alla religione.