Dal Biennale
XXXI · Ordinario · Venerdì · Ciclo II
Prima Lettura
Dal libro della Sapienza (16,2b-13.20-26)
Benefici di Dio verso il suo popolo
Tu beneficasti il tuo popolo; per appagarne il forte appetito gli preparasti un cibo di gusto squisito, le quaglie. Gli Egiziani infatti, sebbene bramosi di cibo, disgustati dagli animali inviati contro di loro, perdettero anche il naturale appetito; questi invece, dopo una breve privazione, gustarono un cibo squisito. Era necessario che a quegli avversari venisse addosso una carestia inevitabile e che a questi si mostrasse soltanto come erano tormentati i loro nemici. Quando infatti li assalì il terribile furore delle bestie e perirono per i morsi di tortuosi serpenti, la tua collera non durò sino alla fine. Per correzione furono spaventati per breve tempo, avendo già avuto un pegno di salvezza a ricordare loro i decreti della tua legge. Infatti chi si volgeva a guardarlo era salvato non da quel che vedeva, ma solo da te, salvatore di tutti. Anche con ciò convincesti i nostri nemici che tu sei colui che libera da ogni male. Gli Egiziani infatti furono uccisi dai morsi di cavallette e di mosche, né si trovò un rimedio per la loro vita, meritando di essere puniti con tali mezzi. Invece contro i tuoi figli neppure i denti di serpenti velenosi prevalsero, perché intervenne la tua misericordia a guarirli. Perché ricordassero le tue parole, feriti dai morsi, erano subito guariti, per timore che, caduti in un profondo oblio, fossero esclusi dai tuoi benefici. Non li guarì né un’erba né un emolliente, ma la tua parola, Signore, la quale tutto risana. Tu infatti hai potere sulla vita e sulla morte; conduci giù alle porte degli inferi e fai risalire. Hai sfamato il tuo popolo con il cibo degli angeli, dal cielo hai offerto loro un pane pronto senza fatica, pieno di ogni delizia e gradito a ogni gusto. Questo tuo alimento manifestava la tua dolcezza verso i tuoi figli; si adattava al gusto di chi ne mangiava, si trasformava in ciò che ognuno desiderava. Neve e ghiaccio resistevano al fuoco senza sciogliersi, perché riconoscessero che i frutti dei nemici il fuoco distruggeva ardendo tra la grandine e folgoreggiando tra le piogge. Al contrario, perché si nutrissero i giusti, dimenticava perfino la propria virtù. La creazione, obbedendo a te suo creatore, si irrigidisce per punire gli ingiusti, ma s’addolcisce a favore di quanti confidano in te. Per questo anche allora, adattandosi a tutto, serviva alla tua liberalità che tutti alimenta, secondo il desiderio di chi era nel bisogno, perché i tuoi figli, che ami, o Signore, capissero che non le diverse specie di frutti nutrono l’uomo, ma la tua parola conserva coloro che in te credono.
Responsorio
Responsorio (Sap 16,20; Gv 6,56)
R. Hai sfamato il tuo popolo con il cibo degli angeli, dal cielo haiofferto loro un pane pronto senza fatica,
*pieno di ogni delizia.
V. Chi mangia questo pane vivrà in eterno; questo è il pane disceso dalcielo,
R. pieno di ogni delizia.
Seconda Lettura
Dal “Commento sul salmo 118” di sant’Ambrogio, vescovo (7,7-8)
Nel tempo della nostra umiliazione la speranza ci consola
Nel tempo della nostra umiliazione ci consola la speranza che «non delude» (Rm 5,5); penso che il tempo dell’umiliazione per la nostra anima è quello delle tentazioni. Essa è umiliata quando viene abbandonata al tentatore e messa alla prova con duri travagli, perché lotti e combatta, sperimentando lo scontro con la potenza avversa; ma in queste tentazioni riceve vita dalla parola di Dio. Questa è infatti la sostanza vitale della nostra anima, ciò da cui è nutrita, accresciuta e guidata. Nient’altro fa vivere l’anima dotata di ragione quanto il colloquio con Dio. La parola di Dio, quando è ricevuta, compresa e accolta, fruttifica nella nostra anima e ne aumenta la vita: al contrario, se viene a mancare il colloquio con Dio nella nostra anima, la sua vita viene meno. E come questo nostro composto di anima e corpo è animato, nutrito e sostenuto dallo spirito vitale, così la nostra anima è vivificata dalla parola di Dio e dalla grazia dello Spirito. Perciò, posponendo tutto il resto, dobbiamo porre ogni attenzione nel raccogliere le parole di Dio perché diventino in noi il principio direttivo della coscienza, delle sollecitudini, dei pensieri e delle azioni, affinché ogni nostro atto sia conforme alle parole della Scrittura e nulla sia discordante dai precetti divini; anche noi così possiamo affermare: «La tua parola mi fa vivere» (Sal 118,50) «I superbi mi insultano aspramente, ma non devio dalla tua legge» (Sal 118,51). Il più grande peccato dell’uomo, da cui trae origine la nostra colpa, è la superbia: essa è la prima freccia con cui il diavolo ci ha ferito e abbattuto. Infatti se l’uomo, ingannato dalle parole suadenti del serpente, non avesse voluto essere come Dio e conoscere il vero e il falso, che non poteva discernere a fondo a causa della fragilità umana, e se perciò non avesse agito come fece, precipitando dalla felicità del paradiso per una temeraria presunzione: se insoddisfatto dei suoi limiti, non avesse infranto una proibizione, mai sarebbe ricaduta su di noi l’eredità di una colpa mortale.
Responsorio
Responsorio (Sir 3,18-20; Pr 29,23)
R. Quanto più sei grande, tanto più umiliati; così troverai graziadavanti al Signore
*perché grande è la potenza del Signore e dagli umiliegli è glorificato.
V. L’orgoglio dell’uomo ne provoca l’umiliazione, l’umile di cuoreottiene onori,
R. perché grande è la potenza del Signore e dagli umili egli èglorificato
Vangelo della Messa
I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 16,1-8
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare".
L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua".
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto devi al mio padrone?". Quello rispose: "Cento barili d'olio". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta". Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?". Rispose: "Cento misure di grano". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta".
Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».
Parola del Signore.
Silenzio per la preghiera
Scegli quanti minuti di silenzio dedicare alla preghiera: al termine un sibilo ti richiama.
00:00
Antifona d'ingresso
Non abbandonarmi, Signore, mio Dio,
da me non stare lontano;
vieni presto in mio aiuto,
o Signore, mia salvezza. (Sal 37,22-23)
Colletta
Dio onnipotente e misericordioso,
tu solo puoi dare ai tuoi fedeli
il dono di servirti in modo lodevole e degno;
fa’ che corriamo senza ostacoli verso i beni da te promessi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fil 3,17-4,1
Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l'esempio che avete in noi.
Perché molti - ve l'ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto - si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.
La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 121 (122)
R. Andremo con gioia alla casa del Signore.
Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore»!
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R.
Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore. R.
Secondo la legge d'Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Chi osserva la parola di Gesù Cristo,
in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. (1Gv 2,5)
Alleluia.
Vangelo
I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 16,1-8
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare".
L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua".
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto devi al mio padrone?". Quello rispose: "Cento barili d'olio". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta". Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?". Rispose: "Cento misure di grano". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta".
Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».
Parola del Signore.
Sulle offerte
Questo sacrificio, o Signore, sia per te offerta pura,
e per noi dono santo della tua misericordia.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza. (Sal 15,11)
Oppure:
Dice il Signore: «Come il Padre, che ha la vita,
ha mandato me e io vivo per il Padre,
così colui che mangia me vivrà per me». (Gv 6,57)
Dopo la comunione
Rafforza in noi, o Signore, la tua opera di salvezza,
perché i sacramenti che ci nutrono in questa vita
ci preparino a ricevere i beni che promettono.
Per Cristo nostro Signore.
San Felice, martire
Dal MartirologioA La Calle in Numidia, nell’odierna Tunisia, san Felice, martire, del quale sembra parlare sant’Agostino quando dice al popolo: «Veramente felice fu nel nome e nella corona portati: professò, infatti, la fede in Cristo e fu destinato alla tortura, ma all’indomani il suo corpo fu trovato in carcere esanime».
Altri Santi
San Paolo, vescovo di Costantinopoli
Commemorazione di san Paolo, vescovo di Costantinopoli: ripetutamente scacciato dagli ariani per la sua fede nicena e più volte restituito alla sua dignità, fu infine relegato dall’imperatore Costanzo a Göksun, piccola cittadina della Cappadocia, dove sarebbe stato crudelmente strangolato in un agguato tesogli dagli stessi ariani.
San Melanio, vescovo
A Rennes nella Bretagna in Francia, san Melanio, vescovo, che passò al Signore nel luogo chiamato Plaz lungo il fiume Vilaine, dove aveva costruito con le sue stesse mani una chiesa e radunato dei monaci per servire Dio.
Sant’Iltuto, abate
Nel monastero di Llanilltud Fawr in Galles, sant’Iltuto, abate, fondatore di questo cenobio, nel quale la fama della sua santità e della sua insigne dottrina raccolse molti discepoli.
San Leonardo, eremita
Nella cittadina vicino a Limoges in Francia in seguito insignita del suo nome, san Leonardo, eremita.
Santi Calliníco e compagni, martiri
A Gerusalemme, santi Calliníco, Imerio, Teodoro, Stefano, Pietro, Paolo, un altro Teodoro, Giovanni, un altro Giovanni e un altro ancora di cui resta sconosciuto il nome, martiri, che, soldati, durante l’occupazione di Gaza da parte dei Saraceni, furono arrestati dai nemici, ma incitati dal vescovo san Sofronio, confessarono la propria fede in Cristo e subirono per questo il martirio per decapitazione.
San Severo, vescovo
A Barcellona in Spagna, san Severo, vescovo, che, come si tramanda, ricevette la corona del martirio.
San Protasio, vescovo di Losanna
In Burgundia nel territorio dell’odierna Svizzera, san Protasio, venerato come vescovo di Losanna.
San Vinnoco, abate
Nel territorio di Thérouanne in Austrasia, nell’odierna Francia, san Vinnoco, abate, che, di origine bretone, fu accolto da san Bertino tra i monaci di Sithieu e fondò poi, con il lavoro delle sue stesse mani il cenobio di Wormhoudt, che resse santamente.
Santo Stefano, vescovo
Ad Apt nella Provenza, sempre in Francia, santo Stefano, vescovo, insigne per la sua mansuetudine, che fu per due volte pellegrino a Gerusalemme e si dedicò alla ricostruzione della cattedrale.
San Teobaldo, sacerdote
A Dorat nel territorio di Limoges ancora in Francia, san Teobaldo, sacerdote, che, canonico regolare preposto all’ufficio di custode, non uscì mai dalle mura della chiesa, se non per assistere gli infermi e provvedere alle loro necessità.
Beata Cristina di Stommeln, vergine
Vicino a Colonia in Lotaringia, nell’odierna Germania, beata Cristina di Stommeln, vergine, che, in piena comunione con la passione di Cristo, vinse mirabilmente ogni tentazione del mondo.